martedì, maggio 20, 2008

Il ventre di Napoli Brucia

Il ventre di Napoli brucia. Bruciano le baracche, umile giaciglio dell'altro da noi devastato dall'intolleranza e dal disagio di una società che vira a destra. Bruciano i cumuli neri dei sacchetti abbandonati per strada, in questa lunga ed interminabile emergenza. Tra queste fiamme si aggirano indomiti ragazzetti, gradassi, su roboanti motocicli. Neo cavalieri a protezione di una società angosciata ed intimorita, senza stato e senza civiltà. E' accaduto nei mesi scorsi, accade oggi. La rabbia popolare, la ribellione trova un protettore antico e moderno. Quel potere oscuro e sotterraneo sempre presente nella storia di Napoli. Il tumore che oggi si fa paladino della voglia di pulizia e sicurezza. La Camorra! Il potere che aveva lucrato e lucra sulle mille emergenze di questa città. Il grande regolatore sociale che offre protezione in cambio di sottomissione, di rinuncia alla libertà. Analizzare ciò che sta oggi accadendo senza leggere questo è come guardare e non vedere.

Ne avevamo avuto il sentore durante i giorni di Pianura, soli, forse isolati, lanciammo un allarme che oggi le indagini della magistratura confermano. E' accaduto a Chiaiano, accade a Ponticelli.

Lì, nello storico quartiere operaio, dove abbiamo rivisto le scene terrificanti dell'esodo, uomini donne e bambini caricati su furgoncini sulle cui sponde era impresso a mò di monito la frase:”ferro vecchio”. Solo qualche giorno prima del presunto tentativo di rapimento, ad opera della giovane Rom, le cronache locali riportavano la notizia che la magistratura aveva svelato l'imposizione di un pizzo ai rom da parte dei clan di Ponticelli. Una dinamica di tal genere la scopri solo se la vittima la svela. Un affronto intollerabile per chi basa il suo potere sull'omertà e sulla paura. E' bastato veramente poco per recidere il labile legame sociale ed avviare la caccia all'untore. Il fuoco è stato appiccato da pochi imbecilli violenti, ma in un contesto di consenso sociale senza precedenti. Facendo apparire i volontari e le istituzioni che cercavano un riparo a quella umanità devastata dall'odio, visionari minoritari fuori dalla realtà.

Così come in questi giorni i roghi dei sacchetti hanno trovato la loro miccia nella esasperazione che assale di fronte al fallimento e al disastro. Il fallimento di chi ha maldestramente pensato che bastava sostituire nella gestione del ciclo dei rifiuti la camorra con la grande impresa, ed il miracolo si avverava. Ciò non è stato, ed anzi all'azione silenziosa ed intossicante senza appariscenza, che i clan esercitavano, si è sostituito lo spettacolo ignobile di un ciclo fallito, che trascina con se il tramonto di una speranza di cambiamento. Una speranza apertasi negli anni '90, attraversata da avanzamenti ed angosce. Portata avanti tra mille contraddizioni, con un' idea forse giacobina, ma con un tentativo inedito e coraggioso di tenere dentro questa tensione gli strati popolari della società napoletana. Oggi il fallimento del ciclo rifiuti oscura ed annulla tutto, apre uno spazio sociale alle bande che per anni avevano, con sofferenza, tollerato il nuovo ciclo che sembrava attraversare Napoli. Bande di malaffare, violenza e sopraffazione che si saldano, negli interessi, alla camorra di sistema, quella che fa impresa, che alimenta e si alimenta dei suoi traffici ma che non coincide con essa in modo strutturale. E' in corso la ricerca di costruzione di un nuovo blocco sociale per governare il ciclo che si apre in Campania. Come leggere altrimenti la prepotenza con cui la camorra ha dato avvio alla fase post voto. Gli omicidi virulenti degli ultimi giorni, parenti di pentiti, imprenditori che avevano denunciato il racket. Atti mai visti con questa sequenza e tracotanza. Un nuovo protagonismo sociale. Esercitato ricercando un nuovo consenso tra gli strati più delusi ed in difficoltà. Aspettando l'avvento del nuovo messia salvatore che, rinnovando un antico patto nel sud, tra stato e mafie riavvii un ciclo oggi inceppatosi. Riaprendo le discariche di proprietà degli antichi padroni, col consenso di una società ormai stremata. Un patto già visto in altri momenti della storia, l'ultimo fu negli anni '80 col post terremoto. Ci volle un decennio per riaprire una nuova fase. La nostra unica speranza è cercare di aprire un nuovo ciclo coinvolgendo ed ascoltando la società napoletana in un orizzonte di trasformazione. Convocando 10 assemblee nelle 10 municipalità di Napoli, tornando a Scampia, alle case nuove, a Forcella. Nei luoghi dove ampio è il disagio. Coinvolgere gli amministratori locali per avviare insieme questo confronto, sull'oggi per ciò che resta da fare, per domani per quello che va costruito. Per aprire una nuova prospettiva basata su tre pilastri. Partecipazione, perché ogni uomo ed ogni donna possa concorrere pienamente a questa impresa. Nuovo patto programmatico, per rilanciare l'efficacia di un progetto di trasformazione. Selezione di una nuova classe dirigente, che superi le stanchezze del presente ed affronti il futuro con la forza della speranza. E' importante farlo subito, proprio ora, mentre il ventre di questa bella città brucia.

Andrea Di Martino

Segretario Provinciale PRC - Napoli


postato da: Baol70 alle ore 14:24 | link | commenti
categorie: politica, fuoco, napoli, camorra, rifiuti, prc , napoli rifondazione, di martino
giovedì, novembre 15, 2007

16 novembre 2007: La sinistra per un altro Sud

16 novembre 2007 il primo passo per la sinistra unita e plurale. La manifestazione che si terrà venerdì prossimo alla Città della Scienza a Napoli ha un il valore fondativo di un esperimento che parte dal basso. In primo luogo le modalità scelte, una intera giornata di discussione e partecipazione su quattro temi fondamentali per una nuova sinistra meridionalista. Lavoro, ambiente, pace, lotta alle mafie saranno i temi su cui in forum tematici ci si confronterà a partire dalle dieci del mattino. Mutuando questa forma di discussione dalle esperienze dei Social Forum vogliamo dare un contributo al processo nazionale. Che dovrà essere largo partecipato ed innovativo. Sarebbe un vero errore mettere insieme semplicemente quattro sigle. Al processo di unificazione devono poter contribuire donne ed uomini che oggi non riescono a ritrovare un luogo organizzato in cui esercitare la voglia di partecipazione al processo di trasformazione della società. In serata il confronto: il lavoro scaturito dai forum, che sarà illustrato da personalità non aderenti ai singoli partiti, sarà la base per una intervista ai quattro leader nazionali di Rifondazione Comunista, Sinistra democratica, verdi e comunisti italiani. Questa sarà una tappa di avvicinamento agli Stati generali della Sinistra che si terranno a Roma il prossimo dicembre. L'appuntamento di Napoli assume nel contempo una sua specifica caratterizzazione. In primo luogo perché nella nostra provincia, la sinistra è stata storicamente radicata, si pensi al solo dato che Rifondazione Comunista con i suoi 5200 aderenti rappresenta la più forte federazione d'Italia per il PRC. Quindi ciò che riusciamo a realizzare qui avrà un peso determinante. In secondo luogo perché parleremo di Sud dei bisogni delle nostre popolazioni e delle risposte necessarie ed urgenti. In un epoca in cui tutti guardano alla “questione settentrionale”, la nuova forza che nasce vuol radicare il suo cuore nel mezzogiorno, e solo questo motivo basterebbe per essere lì in tanti.

Andrea Di Martino
segretario provinciale PRC Napol
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venerdì, maggio 25, 2007

Riflessioni su due eventi
Mentre Napoli e la Campania sono invase dai rifiuti e dai fumi derivanti dai roghi degli stessi, Vittorio Silvestrini lascia la presidenza di Città della Scienza denunciando un “processo degenerativo irreversibile” nella gestione di quel centro, nato per materializzare il sogno di Leibniz qui a Napoli. La correlazione visiva tra gli eventi è impressionante. Si avverte plasticamente il degrado e la crisi di una comunità. Ci sono responsabilità da parte della politica, della classe dirigente di questi territori nel suo complesso, ciò è indubbio. Ma una buona politica, quella che si pone l’obiettivo di colmare il baratro che si è determinato tra opinione pubblica e governo, la siderale separazione tra governanti e governati, ha oggi il dovere etico di indicare soluzioni per uscire dalla crisi, non certo può limitarsi ad agitare bandiere. Non lo può fare Antonio Sassolino, Dominus per anni del processo di governo in Campania, non lo vuole fare Rifondazione Comunista. Le soluzioni devono essere urgenti . Sui rifiuti c’è una emergenza che dura da decenni, stiamo assistendo alla riapertura delle discariche che sono certamente produttrici di un danno ambientale e sociale rilevante almeno quanto quello dello stesso inceneritore. Forse fronteggeremo anche per qualche mese il rischio che scoppi una devastante epidemia sanitaria, ma a fine anno quando l’inceneritore di Acerra sarà terminato ci accorgeremo di essere ancora in emergenza, perché abbiamo cdr che producono ecoballe fuori norma ed esiste un solo ed insufficiente impianto di compostaggio in Campania, cosa farà la classe dirigente?
Pensiamo che sia venuta l’ora di usare i poteri commissariali oltre che per aprire discariche anche per riparare i danni finora commessi. Rivedendo il piano rifiuti e individuando le aree su cui installare gli impianti tecnologici necessari alla raccolta differenziata. E’ paradossale l’esperienza che sta vivendo il comune di Santa Maria La Carità che pur differenziando la raccolta per il 50% oggi non sa più dove conferire il riciclabile.
Così come il centro sinistra Campano ha oggi il dovere di rispondere al grido di dolore lanciato da Silvestrini. Città della Scienza non può essere considerato un terreno di scorribande dei partiti. E’ un simbolo, l’idea di un divenire possibile, il sogno di un’altra Napoli, quel sogno fondativi dell’esperienza di governo napoletano che oggi sembra irrimediabilmente dissolversi. A Vittorio chiediamo di tornare sui suoi passi per non far sprofondare nel buio l’orizzonte delle donne e degli uomini di Napoli. Ai nostri alleati di governo diciamo fermiamoci e ridiscutiamo non da soli ma con le forze sane di questa città e di questa Regione: i sindacati, l’intellettualità, ciò che resta della ricerca, le professioni, i movimenti, l’associazionismo in una grande assise per determinare una svolta politica e di programma alla esperienza che stiamo conducendo. Se già non è troppo tardi.
 
Andrea Di Martino segretario Provinciale PRC Napoli
Peppe De Cristofaro segretario Regionale PRC Campania 


martedì, ottobre 31, 2006

Nonna Sceppa a Paestum

Nonna Sceppa - Capaccio Paestum (Sa)

Da Raffaele Chiumento è sempre un piacere ritornare. E' uno di quei posti dove ti senti a casa tua. Nessun fronzolo, nessuna ricerca del clamore ma tanta serietà e passione. Una passione che ti attrae e che non ti fa stancare mai di questa maison.

Sabato scorso l'ennesima visita e Raffaele ha confermato pienamente le aspettative. Ci ha fatto iniziare con dei meravigliosi e freschissimi gamberi e mazzancolle crude e delle delicate seppie ripiene di zucchine alla scapece. Il primo piatto invece dei sofficissimi ravioli ripieni di una eccellente ricotta di bufalo ed una tradizionale zuppa di fagioli castagne e porcini, abbiamo continuato con una asciutta e meravigliosa frittura di pesce freschissimo e un abbondante filetto di manzo con patate. Per finire una dolce mousse di castagne su crema di cachi. Un pranzo semplice, tradizionale ma nobilitato come al solito da una grandiosa materia prima. Vere e proprie chicche della gastronomia territoriale. Dalla Mozzarella alla ricotta, dalle verdure al pescato. Insomma tutto ci trasmette passione e scrupolosa ricerca in questo ristorante. Anche i vini che Raffaele ci propone non sono mai scontati ma sempre tentativi di nuova conoscenza. Qui qualche anno fa avevo assaggiato il Pietraincatenata di Maffini prima ancora che fosse immesso sul mercato e acquisisse notorietà. Sabato i fratelli Chiumento ci hanno fatto saggiare, dopo uno straordinario Cupo, un vino che farà parlare certamente di sè: Miles di Vinagri. Un Aglianico 2003 del Territorio. Un vino potente, caldo avvolgente, che contiene in se una lunngevità straordinaria. Lasciamo Raffaele con una gratitudine infinita con la certezza che ci rivedremo presto per un nuovo tuffo nella grande cucina tradizionale campana.

Baol 


martedì, aprile 12, 2005

Carciofo Violetto di Castellamamre

E' con la primavera che nell'aria di Castellammare di Stabia si diffonde il profumo inconfondibile dei Carciofi arrostiti, che in ogni quartire della città le "donne di casa" cuociono sui carboni utilizzando le classiche "fornacelle" (un barbecue del luogo). Il carciofo violetto oramai noto per essere divenuto presidio slow food, è coltivato in quel che resta degli orti di schito, orti magici che combattono per difendere la loro esistenza contro l'edilizia selvaggia degli abusivi, che in questi mesi hanno ripreso vigore e forza grazie anche alle sirene dei condoni in vista. Uno dei modi caratteristici della coltivazione è quello di far crescere questo fiore protetto da un piccolo vasetto di coccio che gli dona la forma ed il colore caratteristico, oltre che proteggerlo da grandine e gelate improvvise.

E' questo il periodo migliore per il consumo, in quanto ai primi di marzo sono pronte già le "mammarelle": l'infiorescenza centrale della pianta, più morbida e con scarsissima peluria sul bulbo. Così oggi, aiutato dal fatto che un amico fidato si era premurato di omaggiarmi il coriaceo fiore, mi sono messo anche io all'opera. Vi do due versioni della ricetta la prima è quella classica con cui tutti gli stabiesi realizzano questo piatto, la seconda, un pò più particolare, è stata rielaborata da me.

Nb Io uso un accorgimento nella cottura, invece di usare i carboni acquistati arrostisco i carciofi sulla brace di legno d'ulivo.

^ versione: Si lavano i carciofi, poi si allargano leggermente le foglie creando un varco al centro, in cui si inserisce un trito di aglio novello, prezzemolo, olio extravergine d'oliva, sale e pepe bianco di mulinello. Si pongono sulla brace lenta (molto) e si irrorano di tanto in tanto con una emulsione di acqua, olio e gli aromi utilizzati per la farcitura. Quando sono cotti, si pulisce la parte esterna bruciacchiata e si completa con un filo d'olio. Il consiglio è quello di mangiarli tiepidi.

2^ versione: uguale alla prima solo che la farcitura è composta da un trito degli stessi aromi con l'aggiunta di un pizzico di peperoncino e invece di usare l'olio si farcisce con guanciale tritato finemente (in assenza si può usare il lardo). Il prosieguo è uguale anche nell'uso dell'olio. Una ultima annotazione: era d'uso nei cortili di Schito porre nella brace foglie e steli di cavolfiore per aromatizzare, oggi dovendo procedere alla cottura nei condomini (dove già la prassi ordinaria genera liti) questa usanza è ovviamente in disuso.

Baol