mercoledì, giugno 04, 2008

Perché ho scelto Vendola

La sconfitta è stata sonora e noi rischiamo di riprodurre noi stessi. I nostri vizi antichi, i nostri difetti di un dibattito tra sordi. Avremmo dovuto interrogarci con sincerità, spogliandoci delle nostre certezze e camminanre nudi verso il futuro. Ma tutto questo non è stato e non è. Allora non ci resta che tentare di fare il nostro meglio, qui ed ora. In questo grigio dibattito che si sta sviluppando per invettive più che per confronto.

I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno prodotto la sconfitta di tutta la Sinistra Italiana.

Tale esito si è determinato nel consolidamento del più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana.

In questo quadro, la sinistra arcobaleno ha raggranellato un misero 3% ed il peso di Rifondazione in questo risultato non può essere un dato che si da per assunto, sulla base di un borioso pregiudizio di autosufficienza. E' pericoloso e devastante inseguire certezze. C'è un elemento da cui non si può sfuggire, senza uno spazio politico per la sinistra non può esservi uno spazio per la rifondazione. Questo spazio oggi è stretto, molto stretto. Non è solo il dato elettorale che ci consegna a questa drammatica constatazione, è la dura realtà di questi giorni che ci inchioda ad una profonda riflessione su noi stessi. I roghi di Ponticelli sono spaventosi, per il ritorno delle scene dell'esodo ma anche per il consenso sociale da cui sono accompagnati.

Nel sud siamo difronte al tentativo di costruzione di un blocco sociale d'ordine devastante. La camorra e le mafie rischiano di divenire i regolatori dei conflitti che si aprono in questa parte martoriata del paese.

Le politiche economiche del governo accentuano la frantumazione del mondo del lavoro.

I primi decreti approvati vanno nel segno delle restrizioni delle libertà.

I raid del Pigneto ci interrogano direttamente.

Innanzi a questo quadro bisognerebbe dismettere la litania sul ritorno a fabbriche, a territori e a piazze. Non siamo più in quei luoghi, non per scelta. Non vi siamo perché essi nel frattempo sono radicalmente mutati e i nostri strumenti non erano più adeguati alle domande che ci ponevano. Allora sarebbe inutile ritornare così ingenuamente, ne saremmo riespulsi accompagnati da una risata. Bisogna assumere su di noi la missione dell'andare. Andare in modo nuovo, con idee nuove verso quegli stessi luoghi e saper contemporaneamente interpretare le moderne istanze di liberazione che si levano dagli odierni oppressi.

Siamo in grado di farlo, non so. Il dibattito non aiuta, forse perché non siamo altro che un piccolo partito sconfitto, diviso per correnti e non abbiamo il coraggio di confessarlo a noi stessi.

Serve uno slancio, uscire fuori dalle logiche del parlarci addosso per partito preso e ricercare.

Per porci un obiettivo di fondo: cambiare. Cambiare noi stessi per trasformare questo freddo presente. Cambiare un modo d'agire che replica riti antichi. Che innanzi alle difficoltà si chiude nelle poche misere certezze. Che si incammina alla ricerca di un capro espiatorio quando è devastato dai propri limiti ed errori. Una organizzazione in cui chi è stato o è nelle istituzioni (e quanto peso esse assumono nella crisi odierna!) ricerca le colpe nell'assenza di partito. Pensando di eludere così il tema della necessaria ricerca sulla crisi della forma partito. E' coinvolgente oggi quel partito con la P maiuscola che tanto viene invocato? Parla a questa società devastata, accende passioni? Avrei voluto discutere di questo senza ascoltare lezioni e contumelie. Mi auguro che un giorno si possa aprire questa discussione. Oggi è il momento di tenere viva una speranza. Per questo motivo ho sottoscritto e voterò per Vendola. Perché è un'opzione politica senza certezze, curiosa di indagare e comprendere. Quello spirito che ritrovai nel documento di Venezia che mi ha fatto aderire a questo partito. La “nonviolenza” come critica radicale al potere. La dismissione della boria di partito verso una ricerca di un rapporto di pari dignità con i movimenti. La democrazia radicale come pilastro del nostro agire politico. Quanta rabbia ho provato vedendo i nostri elettori che votavano alle primarie del PD. Avevamo colto quella voglia partecipativa e non avevamo saputo coltivarla. Uomini e donne si allontanavano da noi alla rincorsa di una suggestione democratica. Quell'abbandono è divenuto poi definitivo al momento del voto alle politiche. Ora su ciò che dovremmo fare, su quale soggetto politico costruire, valga un antico e semplice principio :”una testa un voto”. O è così o saranno poche oligarchie a decidere. Le oligarchie sono peggio di tanto altro e sono anche repellenti. Per il resto che vinca Vendola, ma poi c'è tanto da fare e io mi auguro che possiamo essere in tanti e tante a tentare. Non per noi, per i nostri miseri ed individuali destini, ma per un mondo dove un bambino piangente sulla spalla di sua madre non sia più spinto su un carretto con su scritto: “ferro vecchio.”

Andrea Di Martino

segretario provinciale PRC - Napoli



martedì, maggio 20, 2008

Il ventre di Napoli Brucia

Il ventre di Napoli brucia. Bruciano le baracche, umile giaciglio dell'altro da noi devastato dall'intolleranza e dal disagio di una società che vira a destra. Bruciano i cumuli neri dei sacchetti abbandonati per strada, in questa lunga ed interminabile emergenza. Tra queste fiamme si aggirano indomiti ragazzetti, gradassi, su roboanti motocicli. Neo cavalieri a protezione di una società angosciata ed intimorita, senza stato e senza civiltà. E' accaduto nei mesi scorsi, accade oggi. La rabbia popolare, la ribellione trova un protettore antico e moderno. Quel potere oscuro e sotterraneo sempre presente nella storia di Napoli. Il tumore che oggi si fa paladino della voglia di pulizia e sicurezza. La Camorra! Il potere che aveva lucrato e lucra sulle mille emergenze di questa città. Il grande regolatore sociale che offre protezione in cambio di sottomissione, di rinuncia alla libertà. Analizzare ciò che sta oggi accadendo senza leggere questo è come guardare e non vedere.

Ne avevamo avuto il sentore durante i giorni di Pianura, soli, forse isolati, lanciammo un allarme che oggi le indagini della magistratura confermano. E' accaduto a Chiaiano, accade a Ponticelli.

Lì, nello storico quartiere operaio, dove abbiamo rivisto le scene terrificanti dell'esodo, uomini donne e bambini caricati su furgoncini sulle cui sponde era impresso a mò di monito la frase:”ferro vecchio”. Solo qualche giorno prima del presunto tentativo di rapimento, ad opera della giovane Rom, le cronache locali riportavano la notizia che la magistratura aveva svelato l'imposizione di un pizzo ai rom da parte dei clan di Ponticelli. Una dinamica di tal genere la scopri solo se la vittima la svela. Un affronto intollerabile per chi basa il suo potere sull'omertà e sulla paura. E' bastato veramente poco per recidere il labile legame sociale ed avviare la caccia all'untore. Il fuoco è stato appiccato da pochi imbecilli violenti, ma in un contesto di consenso sociale senza precedenti. Facendo apparire i volontari e le istituzioni che cercavano un riparo a quella umanità devastata dall'odio, visionari minoritari fuori dalla realtà.

Così come in questi giorni i roghi dei sacchetti hanno trovato la loro miccia nella esasperazione che assale di fronte al fallimento e al disastro. Il fallimento di chi ha maldestramente pensato che bastava sostituire nella gestione del ciclo dei rifiuti la camorra con la grande impresa, ed il miracolo si avverava. Ciò non è stato, ed anzi all'azione silenziosa ed intossicante senza appariscenza, che i clan esercitavano, si è sostituito lo spettacolo ignobile di un ciclo fallito, che trascina con se il tramonto di una speranza di cambiamento. Una speranza apertasi negli anni '90, attraversata da avanzamenti ed angosce. Portata avanti tra mille contraddizioni, con un' idea forse giacobina, ma con un tentativo inedito e coraggioso di tenere dentro questa tensione gli strati popolari della società napoletana. Oggi il fallimento del ciclo rifiuti oscura ed annulla tutto, apre uno spazio sociale alle bande che per anni avevano, con sofferenza, tollerato il nuovo ciclo che sembrava attraversare Napoli. Bande di malaffare, violenza e sopraffazione che si saldano, negli interessi, alla camorra di sistema, quella che fa impresa, che alimenta e si alimenta dei suoi traffici ma che non coincide con essa in modo strutturale. E' in corso la ricerca di costruzione di un nuovo blocco sociale per governare il ciclo che si apre in Campania. Come leggere altrimenti la prepotenza con cui la camorra ha dato avvio alla fase post voto. Gli omicidi virulenti degli ultimi giorni, parenti di pentiti, imprenditori che avevano denunciato il racket. Atti mai visti con questa sequenza e tracotanza. Un nuovo protagonismo sociale. Esercitato ricercando un nuovo consenso tra gli strati più delusi ed in difficoltà. Aspettando l'avvento del nuovo messia salvatore che, rinnovando un antico patto nel sud, tra stato e mafie riavvii un ciclo oggi inceppatosi. Riaprendo le discariche di proprietà degli antichi padroni, col consenso di una società ormai stremata. Un patto già visto in altri momenti della storia, l'ultimo fu negli anni '80 col post terremoto. Ci volle un decennio per riaprire una nuova fase. La nostra unica speranza è cercare di aprire un nuovo ciclo coinvolgendo ed ascoltando la società napoletana in un orizzonte di trasformazione. Convocando 10 assemblee nelle 10 municipalità di Napoli, tornando a Scampia, alle case nuove, a Forcella. Nei luoghi dove ampio è il disagio. Coinvolgere gli amministratori locali per avviare insieme questo confronto, sull'oggi per ciò che resta da fare, per domani per quello che va costruito. Per aprire una nuova prospettiva basata su tre pilastri. Partecipazione, perché ogni uomo ed ogni donna possa concorrere pienamente a questa impresa. Nuovo patto programmatico, per rilanciare l'efficacia di un progetto di trasformazione. Selezione di una nuova classe dirigente, che superi le stanchezze del presente ed affronti il futuro con la forza della speranza. E' importante farlo subito, proprio ora, mentre il ventre di questa bella città brucia.

Andrea Di Martino

Segretario Provinciale PRC - Napoli


postato da: Baol70 alle ore 14:24 | link | commenti
categorie: politica, fuoco, napoli, camorra, rifiuti, prc , napoli rifondazione, di martino
mercoledì, aprile 23, 2008

Relazione al CPF di Napoli

Per chi ha voglia di leggere la relazione che ho fatto al mio cpf dopo la disfatta elettorale della Sinistra arcobaleno.

relazione cpf 22 aprile 2008


Saluti Baol

giovedì, novembre 15, 2007

16 novembre 2007: La sinistra per un altro Sud

16 novembre 2007 il primo passo per la sinistra unita e plurale. La manifestazione che si terrà venerdì prossimo alla Città della Scienza a Napoli ha un il valore fondativo di un esperimento che parte dal basso. In primo luogo le modalità scelte, una intera giornata di discussione e partecipazione su quattro temi fondamentali per una nuova sinistra meridionalista. Lavoro, ambiente, pace, lotta alle mafie saranno i temi su cui in forum tematici ci si confronterà a partire dalle dieci del mattino. Mutuando questa forma di discussione dalle esperienze dei Social Forum vogliamo dare un contributo al processo nazionale. Che dovrà essere largo partecipato ed innovativo. Sarebbe un vero errore mettere insieme semplicemente quattro sigle. Al processo di unificazione devono poter contribuire donne ed uomini che oggi non riescono a ritrovare un luogo organizzato in cui esercitare la voglia di partecipazione al processo di trasformazione della società. In serata il confronto: il lavoro scaturito dai forum, che sarà illustrato da personalità non aderenti ai singoli partiti, sarà la base per una intervista ai quattro leader nazionali di Rifondazione Comunista, Sinistra democratica, verdi e comunisti italiani. Questa sarà una tappa di avvicinamento agli Stati generali della Sinistra che si terranno a Roma il prossimo dicembre. L'appuntamento di Napoli assume nel contempo una sua specifica caratterizzazione. In primo luogo perché nella nostra provincia, la sinistra è stata storicamente radicata, si pensi al solo dato che Rifondazione Comunista con i suoi 5200 aderenti rappresenta la più forte federazione d'Italia per il PRC. Quindi ciò che riusciamo a realizzare qui avrà un peso determinante. In secondo luogo perché parleremo di Sud dei bisogni delle nostre popolazioni e delle risposte necessarie ed urgenti. In un epoca in cui tutti guardano alla “questione settentrionale”, la nuova forza che nasce vuol radicare il suo cuore nel mezzogiorno, e solo questo motivo basterebbe per essere lì in tanti.

Andrea Di Martino
segretario provinciale PRC Napol
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mercoledì, ottobre 10, 2007

SUD: L'ASSENTE

C’è un grande assente nella politica italiana oggi: Il Mezzogiorno. Nonostante la condizione di estrema precarietà e disagio sociale in cui versano le popolazioni del sud, è scomparso dall’agenda della politica come specifica emergenza nazionale. Anche la prossima finanziaria, pur contenendo elementi di significativa inversione di tendenza sul versante della redistribuzione del reddito, elude completamente il tema.


Eppure senza il rilancio del sud non decolla l’economia italiana. Non è un paradigma ideologico che ci induce ad affermarlo, è la concreta esperienza europea che lo insegna. Se oggi l’economia tedesca si impone come elemento trainante è perché l’est ha un pil doppio dell’ovest, lo stesso dicasi per la Spagna. Insomma senza un recupero significativo dei livelli di produzione meridionale non c’è speranza di ripresa per l’Italia. Eppure oggi questo non sembra richiamare una riflessione puntuale e costante, nè nel nascente partito Democratico e, devo dirlo con rammarico, neanche tra le forze che stanno tentando di dar vita al processo unitario a Sinistra.


Oggi tutti discutono e si arrovellano intorno ad una presunta “questione settentrionale”, questione che c’è ma che è squisitamente politica. Essa parla alla capacità della politica di innovare e riconnettersi sentimentalmente con la società. Il sud mantiene quasi del tutto intatto il portato storico politico e sociale di una mai risolta questione meridionale di gramsciana declinazione. Anche la precarietà assume connotati specifici se guardata con gli occhi del giovane meridionale. I precari della scuola che alle cinque del mattino si mettono in treno per Roma senza la certezza di trovare un incarico all’arrivo, li trovi a Napoli e certamente non li incroci alla stazione di Milano. Il numero davvero esorbitante di ragazze e ragazzi che hanno ripreso un flusso migratorio alla ricerca di lavoro, stanno devastando e facendo invecchiare le città medie del sud. Insomma il quadro sconfortante dei dati Svimez lo incroci nella sua materialità ogni giorno incarnato nel volto di uomini e donne meridionali.


Non penso servano risposte emergenziali, contratti d’area zone franche e patti territoriali li abbiamo sperimentati e non hanno prodotto i frutti sperati.


C’è bisogno che il governo Prodi assuma il tema di una centralità del sud e l’inversione di un profilo ideologico negli interventi:
-Analizzare e Programmare deve essere il nuovo metodo, affinché si evitino sprechi e si ottimizzino le risorse che ci sono. Partendo dalla economia che c’è industriale, agricola terziaria e turistica per rafforzarle e rilanciarle sui mercati globali.
-Programma infrastrutturali che riducano i disagi alla mobilità interna ed esterna alla regioni meridionali.
-Tutela del territorio, riqualificazione e manutenzione delle aree verdi anche attraverso un piano di impiego dei giovani in un intervento mirato a prevenire incendi in estate e alluvioni in inverno.
-Lotta alle camorre e alle mafie come vera ed unica frontiera della ricerca di risposte alla domanda di sicurezza.
-Investimento sulle politiche sociali per il sud a partire dal finanziamento di un salario di cittadinanza per i giovani meridionali.


E’ con questo programma che Rifondazione comunista di Napoli sarà in Piazza a Roma il 20 ottobre ed è su questa base che si avvierà in Campania il confronto con Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica perché il nuovo soggetto unitario e plurale che stiamo costruendo si incarni nei territori a partire dai bisogni delle popolazioni del sud e tenti di rappresentarli con efficacia.

Andrea Di Martino
Segretario provinciale di Napoli Prc