Ho letto con interesse l’intervento di Leonardo Impegno sul Partito Democratico pubblicato dal vostro giornale (Repubblica Napoli ndb).
Stiamo guardando con rispetto e attenzione al processo che condurrà DS e Margherita alla creazione del Partito Democratico. Rispetto e attenzione che però non ci impediscono di osservare che questo processo non offre risposte sufficienti alle domande che arrivano dal popolo dell’Unione e dai cittadini in generale. E’ per questo motivo che a livello nazionale come a livello locale ci siamo messi in cammino per costruire una grande aggregazione della sinistra italiana. E’ un cammino che Rifondazione ha già intrapreso con l’esperienza della Sinistra Europea, ma oggi questa felice intuizione rischia di essere non più sufficiente.
Si avverte la necessità di una rifondazione della Sinistra non come spazio da occupare ma come processo da incarnare e costruire. Si tratta, quindi, di superare la logica delle singole vertenze e battaglie sulle quali spesso ci siamo trovati fianco a fianco, come è accaduto nei nostri territori per la battaglia sull’acqua pubblica, e entrare in una fase costituente che porti alla costruzione di una nuova soggettività politica. Vorrei indicare qui di seguito i punti tematici dai quali, a mio parere, le forze che partecipano alla costruzione del Cantiere della sinistra non possono prescindere.
Innanzitutto non possiamo prescindere da un ragionamento complessivo sulle forme di organizzazione della politica: la forma partito tradizionale necessita di essere rivoluzionata dall’interno per trovare le migliori modalità di risposta alla domanda di partecipazione dei cittadini.
Questa considerazione mi porta subito al secondo punto che sta a cuore a me e al mio partito: riuscire a ristabilire una connessione sentimentale e operativa fra opinione pubblica e politica, piegando le forme della politica alle nuove esigenze della partecipazione. Questo significa riuscire ad avere, laddove si governa, una funzione di decodificazione dei bisogni dei cittadini e di amplificatore di questi bisogni presso le istituzioni.
Il terzo punto imprescindibile ha a che fare con le radici che il processo costituente deve avere. Esse non possono partire dal cielo, ma devono affondare ben salde nel terreno. Il che significa che è dai territori che deve partire la capacità di fare fronte comune e di elaborare politiche.
Per quanto riguarda Napoli ed il Mezzogiorno questa sinergia che parta dal basso non può che avere come argomento principale la lotta alla camorra. E’ più che evidente che finchè il nostro territorio sarà ostaggio dei clan sarà sempre difficile attivare politiche di inclusione sociale, che favoriscano l’occupazione e che garantiscano il sereno svolgimento di una dinamica democratica. Ci sono vari fronti sui quali a Napoli e Provincia possiamo iniziare a sperimentare questa interazione: uno di questi è il percorso di sei mesi che abbiamo chiesto e ottenuto per arrivare a deliberare sulle società partecipate del Comune di Napoli. Percorso che si dovrà arricchire del contributo di tutte le forze sociali che in questi anni si sono impegnate su alcuni dei temi, come il servizio idrico e la gestione dei rifiuti, al centro dell’azione di alcune di queste società. Parlo di una vera e propria consulta permanente della sinistra napoletana, aperta a quanti vorranno portare il loro contributo, in grado di declinare sui nostri territori le esperienze che arrivano da altre parti del mondo, capace di ascoltare i bisogni dei cittadini e di offrire strumenti di lavoro per la risoluzione dei problemi.
Può essere questo uno dei primi passi per edificare una soggettività politica che sia nuova non perché cambia il nome e aggrega ceto politico, ma perché inserisce nel mondo della politica un elemento di diversità e sperimentazione a partire dal rapporto fra politica e società civile. Costruiamo una nuova soggettività politica a Sinistra che miri alla trasformazione del presente sapendo nel contempo essere eccitabile ed eccitante.
E' con la primavera che nell'aria di Castellammare di Stabia si diffonde il profumo inconfondibile dei Carciofi arrostiti, che in ogni quartire della città le "donne di casa" cuociono sui carboni utilizzando le classiche "fornacelle" (un barbecue del luogo). Il carciofo violetto oramai noto per essere divenuto presidio slow food, è coltivato in quel che resta degli orti di schito, orti magici che combattono per difendere la loro esistenza contro l'edilizia selvaggia degli abusivi, che in questi mesi hanno ripreso vigore e forza grazie anche alle sirene dei condoni in vista. Uno dei modi caratteristici della coltivazione è quello di far crescere questo fiore protetto da un piccolo vasetto di coccio che gli dona la forma ed il colore caratteristico, oltre che proteggerlo da grandine e gelate improvvise.
E' questo il periodo migliore per il consumo, in quanto ai primi di marzo sono pronte già le "mammarelle": l'infiorescenza centrale della pianta, più morbida e con scarsissima peluria sul bulbo. Così oggi, aiutato dal fatto che un amico fidato si era premurato di omaggiarmi il coriaceo fiore, mi sono messo anche io all'opera. Vi do due versioni della ricetta la prima è quella classica con cui tutti gli stabiesi realizzano questo piatto, la seconda, un pò più particolare, è stata rielaborata da me.
Nb Io uso un accorgimento nella cottura, invece di usare i carboni acquistati arrostisco i carciofi sulla brace di legno d'ulivo.
^ versione: Si lavano i carciofi, poi si allargano leggermente le foglie creando un varco al centro, in cui si inserisce un trito di aglio novello, prezzemolo, olio extravergine d'oliva, sale e pepe bianco di mulinello. Si pongono sulla brace lenta (molto) e si irrorano di tanto in tanto con una emulsione di acqua, olio e gli aromi utilizzati per la farcitura. Quando sono cotti, si pulisce la parte esterna bruciacchiata e si completa con un filo d'olio. Il consiglio è quello di mangiarli tiepidi.
2^ versione: uguale alla prima solo che la farcitura è composta da un trito degli stessi aromi con l'aggiunta di un pizzico di peperoncino e invece di usare l'olio si farcisce con guanciale tritato finemente (in assenza si può usare il lardo). Il prosieguo è uguale anche nell'uso dell'olio. Una ultima annotazione: era d'uso nei cortili di Schito porre nella brace foglie e steli di cavolfiore per aromatizzare, oggi dovendo procedere alla cottura nei condomini (dove già la prassi ordinaria genera liti) questa usanza è ovviamente in disuso.
Baol