16 novembre 2007: La sinistra per un altro Sud
16 novembre 2007 il primo passo per la sinistra unita e plurale. La manifestazione che si terrà venerdì prossimo alla Città della Scienza a Napoli ha un il valore fondativo di un esperimento che parte dal basso. In primo luogo le modalità scelte, una intera giornata di discussione e partecipazione su quattro temi fondamentali per una nuova sinistra meridionalista. Lavoro, ambiente, pace, lotta alle mafie saranno i temi su cui in forum tematici ci si confronterà a partire dalle dieci del mattino. Mutuando questa forma di discussione dalle esperienze dei Social Forum vogliamo dare un contributo al processo nazionale. Che dovrà essere largo partecipato ed innovativo. Sarebbe un vero errore mettere insieme semplicemente quattro sigle. Al processo di unificazione devono poter contribuire donne ed uomini che oggi non riescono a ritrovare un luogo organizzato in cui esercitare la voglia di partecipazione al processo di trasformazione della società. In serata il confronto: il lavoro scaturito dai forum, che sarà illustrato da personalità non aderenti ai singoli partiti, sarà la base per una intervista ai quattro leader nazionali di Rifondazione Comunista, Sinistra democratica, verdi e comunisti italiani. Questa sarà una tappa di avvicinamento agli Stati generali della Sinistra che si terranno a Roma il prossimo dicembre. L'appuntamento di Napoli assume nel contempo una sua specifica caratterizzazione. In primo luogo perché nella nostra provincia, la sinistra è stata storicamente radicata, si pensi al solo dato che Rifondazione Comunista con i suoi 5200 aderenti rappresenta la più forte federazione d'Italia per il PRC. Quindi ciò che riusciamo a realizzare qui avrà un peso determinante. In secondo luogo perché parleremo di Sud dei bisogni delle nostre popolazioni e delle risposte necessarie ed urgenti. In un epoca in cui tutti guardano alla “questione settentrionale”, la nuova forza che nasce vuol radicare il suo cuore nel mezzogiorno, e solo questo motivo basterebbe per essere lì in tanti.
Andrea Di Martino
segretario provinciale PRC Napoli
UNA PROVOCAZIONE GASTRONOMICA ALLA SINISTRA.
All’inizio degli anni ’80 la grande cucina Italiana versava in una crisi profonda.
La ristorazione si divideva tra vecchie tecniche gastronomiche oramai stantie e innovazioni senz’anima.
Lunghe cotture, fondi pesanti e legatissimi, uso indecoroso (per la concezione moderna) dei grassi, caratterizzavano la tradizione. I tempi, invece, imponevano nei locali alla moda, quelli della Milano da Bere, piatti improbabili come le pennette alla Vodka e quelle al salmone. In Francia la nouvel cousine aveva generato il movimento rinnovatore della grande ristorazione che annoverava tra i simboli Paul Bocuse, in Italia il nuovo stentava a nascere.
Quando il futuro sembrava fosco e il divenire della cucina italiana irrimediabilmente segnato dalla estinzione nascono due esperienze quasi parallele ma diverse: Il Trigabolo di Argenta ed il Gambero Rosso di San Vincenzo.
Il Trigabolo era una esperienza un po’ folle, quasi rockettara, un gruppo di giovani chef che nel loro curriculum annoveravano solo esperienze su navi da crociera, guidati da un grande appassionato di cucina, prodotti e vini. Argenta era un posto disperso nella bassa padana, d’inverno dovevi far i conti con la scarsa visibilità generata da una nebbia perenne, d’estate si combatteva con le zanzare. La cucina tradizionale viene rivoluzionata destrutturandola. Si parte da un grande prodotto si alleggeriscono le cotture, si modificano le forma del piatto, si sperimentano innovazioni che affondano le loro radici nella tradizione. Il Trigabolo oggi non opera più ma ha seminato l’innovazione, i giovani chef di allora si chiamano Barbieri, Corelli e sono il meglio della ristorazione italiana.
A San Vincenzo invece in un posto sul mare apre il Gambero Rosso. Il nome era quello di tante trattorie italiane di infimo ordine. L’intenzione era quella invece di innovare la cucina delle trattorie italiane anche qui destrutturando e puntando sulla qualità della materia prima. Nascono grandi piatti che hanno fatto scuola come la passatina di ceci e gamberi, il viaggio intorno alla gallina livornese e l’insalatina di triglie. Piatti semplici e sensazionali che fanno scuola. Tra Argenta e San Vincenzo passano in tanti apprendono e ripropongono rilanciando la cucina italiana e portandola ai fasti odierni. Sembra che il giovane Ferran Adrià il talentuoso chef catalano, sia stato ospite del desco di entrambi. Ducasse è ospite assiduo di molti dei nuovi ristoranti italiani. Oggi la nuova cucina italiana è affascinante, nuova, entusiasmante, coinvolgente. Grazie a queste due ricerche parallele. E se la Sinistra per rifondarsi seguisse questi esempi?
Baol
LA CAMPANIA: UN RISULTATO ELETTORALE IN CONTROTENDENZA
Questa tornata amministrativa ha determinato un avanzamento del PRC nella Provincia di Napoli e una sostanziale tenuta nel resto della Campania. In tutta la regione, nei comuni superiori ai 15.000 abitanti, passiamo da 9 a 19 eletti. A Napoli, in particolare, Rifondazione passa da 6861 voti assoluti a 7218, nonostante l’ astensione più alta. In diverse grandi città del napoletano (San Giorgio, Cercola, Torre Annunziata, Cardito, tutte tra i trenta e i sessantamila abitanti), ad Angri (Salerno) e a Santa Maria (Caserta), aumentiamo, anche sensibilmente, i nostri voti, fino al risultato straordinario di Quarto (Napoli), dove li raddoppiamo. Solo in due comuni (Caivano e Volla) registriamo un arretramento sensibile, determinato sopratutto dall’assenza di una forma organizzata del partito. Il confortante dato di Rifondazione si inserisce in un risultato complessivo dell’Unione in netta controtendenza con quanto avvenuto nel nord del paese. Il centrosinistra vince nella quasi totalità dei comuni ed è al ballottaggio a Torre del Greco, seconda città della Campania, precedentemente governata dal Centrodestra. Ciò avviene nonostante il fatto che Italia dei Valori e Udeur in molti di questi comuni erano schierati con la casa delle libertà, e soprattutto nel pieno della emergenza rifiuti e di un appannamento evidente dell’azione di governo in Campania. All’osservatore esterno questo quadro potrebbe apparire pressoché inspiegabile, al punto da provocare una puerile e dannosa polemica interna al Partito Democratico. Chiamparino e Fassino che accusano le istituzioni campane di aver provocato la sconfitta al nord sono il segno di quanto questo voto abbia scoperto nodi non sciolti, con il rischio di veder esplodere in maniera vigorosa la contraddizione tra le priorità da seguire nella formulazione della prossima finanziaria. Noi suggeriamo due possibili chiavi di lettura: la prima è che l’emergenza rifiuti, per quanto gravissima, ha eccessivamente oscurato un’azione positiva sul versante sociale, evidentemente non sfuggita a molti cittadini napoletani e campani (stabilizzazione di 30.000 lsu, reddito di cittadinanza, inserimento al lavoro per 10.000 disoccupati). L’altra sta nella nullità progettuale del centrodestra campano, lacerato da lotte interne, e totalmente incapace di rappresentare un’ alternativa credibile. In questo senso il voto è stato anche caratterizzato da una scelta per esclusione. Questo significa che sarebbe un errore drammatico pensare che una vittoria elettorale ci metta al riparo dalla necessità di una svolta politica e programmatica da imprimere all’azione di governo territoriale. Rifiuti, sanità, politiche sociali, politiche economiche e di sviluppo per la Campania ( e per l’intero mezzogiorno), lotta alle mafie, devono essere le priorità da cui partire per rilanciare l’azione di governo in regione, per le quali è indispensabile il sostegno del governo nazionale, che temiamo possa essere in questa fase attento solo alle spinte egoistiche dei poteri forti del nord. Anche per fare tutto questo ci sembra irrinunciabile il percorso di costruzione di una nuova soggettività politica della sinistra.
Andrea Di Martino, Segretario Provinciale PRC Napoli
Peppe De Cristofaro, Segretario Regionale PRC Campania
Ho letto con interesse l’intervento di Leonardo Impegno sul Partito Democratico pubblicato dal vostro giornale (Repubblica Napoli ndb).
Stiamo guardando con rispetto e attenzione al processo che condurrà DS e Margherita alla creazione del Partito Democratico. Rispetto e attenzione che però non ci impediscono di osservare che questo processo non offre risposte sufficienti alle domande che arrivano dal popolo dell’Unione e dai cittadini in generale. E’ per questo motivo che a livello nazionale come a livello locale ci siamo messi in cammino per costruire una grande aggregazione della sinistra italiana. E’ un cammino che Rifondazione ha già intrapreso con l’esperienza della Sinistra Europea, ma oggi questa felice intuizione rischia di essere non più sufficiente.
Si avverte la necessità di una rifondazione della Sinistra non come spazio da occupare ma come processo da incarnare e costruire. Si tratta, quindi, di superare la logica delle singole vertenze e battaglie sulle quali spesso ci siamo trovati fianco a fianco, come è accaduto nei nostri territori per la battaglia sull’acqua pubblica, e entrare in una fase costituente che porti alla costruzione di una nuova soggettività politica. Vorrei indicare qui di seguito i punti tematici dai quali, a mio parere, le forze che partecipano alla costruzione del Cantiere della sinistra non possono prescindere.
Innanzitutto non possiamo prescindere da un ragionamento complessivo sulle forme di organizzazione della politica: la forma partito tradizionale necessita di essere rivoluzionata dall’interno per trovare le migliori modalità di risposta alla domanda di partecipazione dei cittadini.
Questa considerazione mi porta subito al secondo punto che sta a cuore a me e al mio partito: riuscire a ristabilire una connessione sentimentale e operativa fra opinione pubblica e politica, piegando le forme della politica alle nuove esigenze della partecipazione. Questo significa riuscire ad avere, laddove si governa, una funzione di decodificazione dei bisogni dei cittadini e di amplificatore di questi bisogni presso le istituzioni.
Il terzo punto imprescindibile ha a che fare con le radici che il processo costituente deve avere. Esse non possono partire dal cielo, ma devono affondare ben salde nel terreno. Il che significa che è dai territori che deve partire la capacità di fare fronte comune e di elaborare politiche.
Per quanto riguarda Napoli ed il Mezzogiorno questa sinergia che parta dal basso non può che avere come argomento principale la lotta alla camorra. E’ più che evidente che finchè il nostro territorio sarà ostaggio dei clan sarà sempre difficile attivare politiche di inclusione sociale, che favoriscano l’occupazione e che garantiscano il sereno svolgimento di una dinamica democratica. Ci sono vari fronti sui quali a Napoli e Provincia possiamo iniziare a sperimentare questa interazione: uno di questi è il percorso di sei mesi che abbiamo chiesto e ottenuto per arrivare a deliberare sulle società partecipate del Comune di Napoli. Percorso che si dovrà arricchire del contributo di tutte le forze sociali che in questi anni si sono impegnate su alcuni dei temi, come il servizio idrico e la gestione dei rifiuti, al centro dell’azione di alcune di queste società. Parlo di una vera e propria consulta permanente della sinistra napoletana, aperta a quanti vorranno portare il loro contributo, in grado di declinare sui nostri territori le esperienze che arrivano da altre parti del mondo, capace di ascoltare i bisogni dei cittadini e di offrire strumenti di lavoro per la risoluzione dei problemi.
Può essere questo uno dei primi passi per edificare una soggettività politica che sia nuova non perché cambia il nome e aggrega ceto politico, ma perché inserisce nel mondo della politica un elemento di diversità e sperimentazione a partire dal rapporto fra politica e società civile. Costruiamo una nuova soggettività politica a Sinistra che miri alla trasformazione del presente sapendo nel contempo essere eccitabile ed eccitante.
Nonna Sceppa - Capaccio Paestum (Sa)
Da Raffaele Chiumento è sempre un piacere ritornare. E' uno di quei posti dove ti senti a casa tua. Nessun fronzolo, nessuna ricerca del clamore ma tanta serietà e passione. Una passione che ti attrae e che non ti fa stancare mai di questa maison.
Sabato scorso l'ennesima visita e Raffaele ha confermato pienamente le aspettative. Ci ha fatto iniziare con dei meravigliosi e freschissimi gamberi e mazzancolle crude e delle delicate seppie ripiene di zucchine alla scapece. Il primo piatto invece dei sofficissimi ravioli ripieni di una eccellente ricotta di bufalo ed una tradizionale zuppa di fagioli castagne e porcini, abbiamo continuato con una asciutta e meravigliosa frittura di pesce freschissimo e un abbondante filetto di manzo con patate. Per finire una dolce mousse di castagne su crema di cachi. Un pranzo semplice, tradizionale ma nobilitato come al solito da una grandiosa materia prima. Vere e proprie chicche della gastronomia territoriale. Dalla Mozzarella alla ricotta, dalle verdure al pescato. Insomma tutto ci trasmette passione e scrupolosa ricerca in questo ristorante. Anche i vini che Raffaele ci propone non sono mai scontati ma sempre tentativi di nuova conoscenza. Qui qualche anno fa avevo assaggiato il Pietraincatenata di Maffini prima ancora che fosse immesso sul mercato e acquisisse notorietà. Sabato i fratelli Chiumento ci hanno fatto saggiare, dopo uno straordinario Cupo, un vino che farà parlare certamente di sè: Miles di Vinagri. Un Aglianico 2003 del Territorio. Un vino potente, caldo avvolgente, che contiene in se una lunngevità straordinaria. Lasciamo Raffaele con una gratitudine infinita con la certezza che ci rivedremo presto per un nuovo tuffo nella grande cucina tradizionale campana.
Baol
E' con la primavera che nell'aria di Castellammare di Stabia si diffonde il profumo inconfondibile dei Carciofi arrostiti, che in ogni quartire della città le "donne di casa" cuociono sui carboni utilizzando le classiche "fornacelle" (un barbecue del luogo). Il carciofo violetto oramai noto per essere divenuto presidio slow food, è coltivato in quel che resta degli orti di schito, orti magici che combattono per difendere la loro esistenza contro l'edilizia selvaggia degli abusivi, che in questi mesi hanno ripreso vigore e forza grazie anche alle sirene dei condoni in vista. Uno dei modi caratteristici della coltivazione è quello di far crescere questo fiore protetto da un piccolo vasetto di coccio che gli dona la forma ed il colore caratteristico, oltre che proteggerlo da grandine e gelate improvvise.
E' questo il periodo migliore per il consumo, in quanto ai primi di marzo sono pronte già le "mammarelle": l'infiorescenza centrale della pianta, più morbida e con scarsissima peluria sul bulbo. Così oggi, aiutato dal fatto che un amico fidato si era premurato di omaggiarmi il coriaceo fiore, mi sono messo anche io all'opera. Vi do due versioni della ricetta la prima è quella classica con cui tutti gli stabiesi realizzano questo piatto, la seconda, un pò più particolare, è stata rielaborata da me.
Nb Io uso un accorgimento nella cottura, invece di usare i carboni acquistati arrostisco i carciofi sulla brace di legno d'ulivo.
^ versione: Si lavano i carciofi, poi si allargano leggermente le foglie creando un varco al centro, in cui si inserisce un trito di aglio novello, prezzemolo, olio extravergine d'oliva, sale e pepe bianco di mulinello. Si pongono sulla brace lenta (molto) e si irrorano di tanto in tanto con una emulsione di acqua, olio e gli aromi utilizzati per la farcitura. Quando sono cotti, si pulisce la parte esterna bruciacchiata e si completa con un filo d'olio. Il consiglio è quello di mangiarli tiepidi.
2^ versione: uguale alla prima solo che la farcitura è composta da un trito degli stessi aromi con l'aggiunta di un pizzico di peperoncino e invece di usare l'olio si farcisce con guanciale tritato finemente (in assenza si può usare il lardo). Il prosieguo è uguale anche nell'uso dell'olio. Una ultima annotazione: era d'uso nei cortili di Schito porre nella brace foglie e steli di cavolfiore per aromatizzare, oggi dovendo procedere alla cottura nei condomini (dove già la prassi ordinaria genera liti) questa usanza è ovviamente in disuso.
Baol