lunedì, aprile 30, 2007

La Sinistra tra concretezza e utopia

C’è oggi una divisione tra una sinistra che si rifugge nel sogno, per esorcizzare la sconfitta e una sinistra che guarda la concretezza e che, perseguendola, sceglie un approdo moderato. Questa mi sembra essere la considerazione con cui Caramiello  sul Corriere del Mezzogiorno analizzava l’ultimo lavoro di Ingrao.

Penso che se restiamo chiusi in questa dicotomia non produciamo alcun avanzamento della Società italiana. L’utopia, nella nostra storia, nella storia di una delle sinistre è stata sempre affrontata criticamente. Né rifiutata né esaltata. L’utopia è una categoria che in alcune fasi della storia del movimento operaio è stata decisiva. Tutte le volte che ci si rende conto della “dura replica della storia”, riaffiora una necessità utopica. Si sente l’esigenza di rievocare un Baol, per citare il titolo di un libro di Benni. Soprattutto alla fine del secolo appena concluso, quando la storia replica alle illusioni del ’900, agli sbagli concreti, agli orrori, l’Utopia diventa una occasione per tenere aperta una prospettiva.

Attraversando il Movimento dei movimenti, noi di Rifondazione, abbiamo assistito alla rigenerazione della Utopia, alla sua concretizzazione nella critica al capitalismo e nella traccia di una prospettiva splendidamente sintetizzata in “un altro mondo è possibile”. Ed inviterei a riflettere su quell’ “è” che è la cifra del terreno di una concretezza.

La nostra pratica di concretezza trova misura anche nella condivisione dell’ esperienza di governo con le forze dell’Unione qui in Campania e al governo nazionale. Nella consapevolezza che questa non può essere la priorità per una forza che si pone il tema della trasformazione. Il nostro obiettivo concreto oggi è colmare il vuoto che esiste tra opinione pubblica e governo come unico antidoto per uscire dalla crisi della politica.

Siamo consapevoli che le sfide che ci attendono sono ardue, a volte più grosse di noi, della capacità che ha la nostra comunità di uomini e di donne ad affrontarle, determinando tutte le risposte.

Abbiamo bisogna di fare “massa critica”, della possibilità di creare tendenza, ci indica Bertinotti.

E l’iniziativa con Ingrao a mio avviso è stato un primo passo di questo nuovo cammino.

Il nostro sogno oggi è unire ciò che la storia del nostro Paese ha diviso. Unire gli uomini e le donne che aspirano a trasformare questa società lottando per la “rimozione delle cause” che determinano ingiustistizia e diseguaglianza. Un obiettivo minimo, che i nostri padri costituenti hanno impresso nella carta Costituzionale ma che oggi assume il sapore di una rivoluzione.

Questo obiettivo stiamo tentando di perseguirlo, facendo tesoro delle sconfitte del ‘900, attraverso la riconnessione  profonda tra mezzi e fini e ricorrendo alla scelta della non violenza.

Ora ci sembra venuto il momento di condividere con altri il nostro viaggio, di arricchirlo, di renderlo più fecondo.

Ricco come è stato in questi anni l’incontro con chi con noi in questi anni ha ragionato ed ha operato per costruire un contrasto alle Camorre nella società napoletana.

Fecondo come è stata la lotta per introdurre elementi di redistribuzione per le popolazioni del Sud. Avvincente come la tensione a trasformare Napoli in Poros tra il Mediterraneo e l’Europa. Da soli non possiamo farcela. Avvertiamo il bisogno di una soggettività politica più ampia di noi che si collochi a Sinistra nell’arco politico. E’ un nostro bisogno ed un bisogno della società italiana. Volere “questa” luna mi sembra un desiderio elaborato con i piedi in terra.

 

Napoli, 04/04/07

Andrea Di Martino


postato da: Baol70 alle ore 13:48 | link | commenti
categorie: