L'estratto di una riflessione sulla Camorra fatta nel 2005
(…) Leggere la faida di Camorra in atto nel napoletano con le antiche lenti di interpretazione ci consegnerebbe un quadro fuorviante della straordinaria novità del fenomeno.
Non si tratta di sola violenza estrema. Tutto sangue. Alcuna regola. Ha ragione Peppe anche qui il fenomeno si connota molto agli schemi di violenza urbana delle grandi metropoli Statunitensi. Sono saltati gli schemi antichi, le regole arcaiche e rurali che governavano le organizzazioni criminali. Siamo, quindi, di fronte ad una modernizzazione del fenomeno. Di una ristrutturazione su basi nuove. Di un adeguamento ai processi di Globalizzazione in un quadro di compatibilità con le caratteristiche del Turbocapitalismo. Sta qui racchiusa la novità del fenomeno. Sarebbe un grave errore consegnare quanto avviene in questi giorni ad una violenza che si consuma tra un “loro”. Come spesso si tende a semplificare. Evocando in questo modo la purezza di un “Noi”. Lo spaventoso giro d’affari derivante dal traffico di droga. I guadagni dal racket. I proventi del’usura. Consentono l’accumulazione di una quantità tale di risorse che necessariamente vanno reinvestite in attività di riciclaggio. E qui sta la novità con cui questo avviene. Quei Capitali sono reinvestiti in attività non di semplice riciclaggio. Ma in vere e proprie attività di impresa. Imprese che travalicano i confini classici a cui eravamo abituati. Confini sia di attività economiche che confini territoriali. Quindi non più solo imprese nei settori storici del Calcestruzzo e dell’edilizia. Non più solo contraffazioni nei marchi di abbigliamento. Ma vere e proprie imprese di abbigliamento con marchi propri. La camorra oggi investe nel campo delle trasformazioni alimentari. Con imprese di produzione e di controllo della catena di distruzione. Nei settori Caseo latteari, del Caffè, Delle farine e dei prodotti ittici. Sfrutta in questo modo la prepotenza derivata dalla violenza per imporre il dominio del mercato. Ma si connota anche come elemento di produzione di occupazione precaria e fortemente arretrata sul versante del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Alle misure di precarizzazione previste dalla L. 30, che la camorra sfrutta a piene mani in queste imprese. Si aggiunge un proprio specifico, “un surplus” di flessibilità selvaggia che si spinge sino alla mansione del delinquere. Le Mafie si inseriscono nelle maglie degli appalti non solo nell’edilizia, ma anche rispetto ai processi di esternalizzazione delle produzioni industriali. Non è per un caso che nella sola città di Castellammare di Stabia su 6 morti di camorra nel trascorso anno. Ben 4 erano dipendenti di ditte che lavorano esclusivamente nell’indotto Fincantieri. Ed uno è stato ammazzato mentre si recava al lavoro in fabbrica. Segno di un sistema che non è solo di vessazione. Ma si potrebbe configurare come possibile integrazione di processo. Ma la vera novità è la globalizzazione dell’impresa Camorra. Gli interessi non sono più solo qui a Napoli nel suo tessuto economico e produttivo. Ma gli interessi diventano globali con imprese che si espandono non solo nei paesi della Unione Europea come il fenomeno raccontato nella bella inchiesta di D’Avanzo pubblicata da Repubblica qualche giorno fa. Ma si assiste ad una vera e propria delocalizzazione delle imprese in paesi che garantiscono minori controlli. Minori garanzie sul piano dei diritti e minor costo del lavoro. Proprio nella stessa modalità con cui ciò avviene nella impresa legale. Per cui gran parte delle imprese legate alla camorra che agiscono nel settore delle trasformazioni agro alimentari nella zona del Casertano. Stanno oggi delocalizzando le loro produzioni in Romania. E come leggere anche la multinazionalità del cartello di imprese mafiose che puntavano agli appalti per la costruzione del ponte di Messina. Scoperto dalla DDA qualche settimana fa? E come se qui si stesse realizzando una camera di gestazione del modello tendenziale del Capitalismo selvaggio. Un sistema fatto di sangue, violenza, guerra, assenza di ogni regola, tutto imperniato sulla finanza e lo sviluppo senza qualità. Voglio esportare questa analisi sino a farla raggiungere il paradosso. Quanto di diverso c’è tra il sistema di sviluppo della economia mafiosa nel sud del paese e le modalità con cui il Capitalismo si sta connotando nelle ex repubbliche sovietiche. E voglio spingere ancora più avanti il paradosso chiedendomi quanto c’è di simile tra la guerra tra clan Di Lauro e Scissionisti. E il sistema di guerra permanente con cui il sistema capitalistico cerca di superare le proprie contraddizioni? Paradosso dei pararadossi. Bin laden una sorta di “scissionista” globale. Siamo comunque di fronte ad un microsistema di sperimentazione di come si potrebbe connotare l’evoluzione estrema dell’attuale sistema di sviluppo globale. Ad un fenomeno di questa natura l’antica dicotomia tra repressione dello stato e politiche per l’occupazione non è più sufficiente per individuare le risposte. Va ripensato un agire complessivo. (….)
Estratto da un intervento svolto al Congresso Provinciale del PRC di Napoli il 19.02.05