giovedì, dicembre 16, 2004

Una lettera importante per me

Pubblico la lettera scritta quasi un anno fa per dimettermi dalla segreteria provinciale dei Ds di Napoli e dal partito:

Compagni,

Le scelte politiche adottate dai Democratici di Sinistra, in questi mesi, dalla formazione della lista unitaria, al voto sulla missione italiana in Iraq, allontanano irrimediabilmente il partito dalla mia concezione politica e culturale. Ciò rende impossibile il prosieguo della mia lunga militanza.

I valori e le istanze dei ceti deboli, la rappresentanza delle domande e dei bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, l’affermazione dei principi della pace e della non violenza, non possono a mio avviso disperdersi nella ricerca di un ben non definito ancora progetto riformista, che rischia di concretarsi in una rinuncia di storia, identità e progetto, lasciando inattese le speranze di costruzione di un mondo migliore. E’ indispensabile oggi, e non domani, iniziare a lavorare per permettere la permanenza nella società italiana di una forza politica autenticamente di sinistra, evitando di scoprire questa necessità nel momento in cui se ne costaterà l’assenza: sarebbe troppo tardi e i danni causati, in parte, irrimediabili. E con questa consapevolezza e con il dolore di chi abbandona, dopo venti anni, compagni e luoghi che hanno anche riempito la mia esistenza, che rassegno le dimissioni da tutti gli organismi politici e vi annuncio l’intenzione determinata a non rinnovare l’adesione ai Democratici di sinistra.

Castellammare di Stabia lì 01/03/04

Saluti Andrea Di Martino


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venerdì, dicembre 03, 2004

Venerdì 10 ottobre 2003 pranzo
E' un vecchio patto che si rinnova, basta una telefonata e bisogna lasciare da parte ogni impegno per visitare insieme un ristorante. E'il patto che mi lega ed alcuni vecchi amici delle scuole superiori.
Ci siamo così trovati da Oasis, nel giorno in cui questo locale era menzionato sui principali quotidiani per l'ottima performance raggiunta nella guida dell'espresso.
La gioia dei patron Fischetti era inevitabilmente palpabile e questo ci ha consentito di condividere la meritata soddisfazione di questi pionieri del gusto che, aprendo il loro locale in questa oasi bucolica, hanno dimostrato indubbio coraggio oltre che impareggiabile bravura.
Siamo stati accolti con una piccola praline di patate ed un flute di bollicine offertoci.
Il menù è vasto, così come vasta è la carta dei vini, e a conferma anche di quanto ricordavo dalla precedente visita ci sono ben 3 menù degustazione ed il più costoso è somministrato per 34 Euro, inoltre a pranzo viene servita una interessante colazione di lavoro a 16 Euro.
Avevamo telefonato durante il viaggio per chiedere di stappare 2 bottiglie di Vigna Camarato '98 che abbiamo trovato, sul tavolo assegnato a noi, poste nel decanter.
Scegliamo di affidarci alle cure dello chef segnalando come unica nostra preferenza di assaggiare l'agnello che è in carta.
Iniziamo così con l'antipasto della casa composto da una suadente ricottina di fuscella ancora calda, da un etereo lardo, da un profumatissimo prosciutto di cantina e da un gustosissimo velo di arrosto di maiale. Accompagnati da uova strapazzate, puntine di asparagi selvatici e zucchine e dai sott'oli della casa che annunciano al nostro palato quella che sarà una esperienza straordinaria.
Al momento della zuppa, con nostro grande piacere, ci viene servita una passatina di chichierchie, con bocconcino di baccalà affumicato e olio di oliva, un piatto della memoria, l'assaggio di questo legume, mitico nel racconto dei nostri nonni, ci ha svelato la vera essenza di questa cucina fatta di calore, profumi, sapori dementicati che stupiscono ed esaltano per la loro semplicità.
Ottimi i due primi piatti. Gli spaghetti alla chitarra, salsa di broccoli e alici fresche al profumo di pecorino con una piccola sfoglia croccante di peperoncini rossi le cui trecce ornano a mo di cappello l'ingresso di questo locale, alla ricerca di quel sole che permetterà loro di conservarsi per tutto l'inverno.
A seguire i ravioli di ricotta alla salsa di noci ed aglio bruciato, da urlo!
Ecco l'anelato secondo, quell'agnello che due volte all'anno mi porta in queste terre per acquistare quest'ovino che in Campania a mio avviso non ha pari.
L'oasis lo ha servito in due versioni, cotto alla vecchia maniera, come lo avevamo già apprezzato in una precedente visita, ed in crosta di pane alle erbe fini, ambedue le cotture rispettavano la bontà di una materia prima eccezionale, il contorno era di patate, cipolle e peperoni nel solco della tradizione contadina di queste zone, che vuole l'agnello accompagnato dal meglio dei prodotti della terra.
Un piccolo assaggio di formaggi del territorio, tre dolci la mattonella di pistacchio, un tortino al gianduia ed uno al caffè, la piccola pasticceria, il caffè e qualche distillato hanno completato questa splendida esperienza gastronomica.
Una esperienza che ci ha immersi in un territorio favoloso come l'irpinia, attraverso una cucina che è sangue e carne di questa terra e che i Fischetti interpretano con maestria.
All'uscita eravamo felici, satolli, guardavamo le verdi colline da cui ci sembrava provenissero i rumori dei campanacci della transumanza delle greggi, che in questi periodi, in tempi passati, si spostavano verso il vicino tavoliere e il nostro benessere era accompagnato dal rotare delle pale dei mulini al vento, che ci chiedevano di restare ancora a godere le sensazioni che ci portavamo dentro.
Baol




















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Domenica 31 Agosto 2003.
L'appuntamento è alle tredici e trenta per una occasione davvero speciale, il battesimo della mia seconda figliola.
La situazione per il servizio non è delle migliori, siamo in quindici su un solo tavolo, ho voluto mettere sadicamente alla prova i bravissimi Luciano e Ciro, ma alla fine mi danno loro a me scacco perché si sono dimostrati abilisimi.
La collocazione predispostaci da Gennaro è superba, il terrazzino della vecchia Torre d'avvistamento è, a mio avviso, il luogo più magico di tutto il locale.
Arrivano subito i pani fumanti e profumati fatti dalla casa e come resistere, vista l'ora, alla voglia di assaggiarne di tutti i tipi? da quello integrale, a quello con l'uvetta, al classico casereccio. In poche parole ben presto è stato nessario un lesto rifornimento.
Iniziamo con un piccolo apetizer offertoci a base di ostriche e tartufi di mare crudi (vivi), seguiti da un raviolo di pesce spada ripieno di patate e scarole con colatura di alici. Piatto assaggiato più volte ed in continua evoluzione.
Il tutto accompagnato da un Franciacorta rosé 98 Ca' del Bosco.
Gli antipasti da noi scelti sono due: La zuppa tiepida di ricotta con triglie di scoglio e riccio di mare e il Calamaro ripieno di verdure e crostacei.
La zuppa è un piatto che non finisce mai di stupirmi, la qualità della ricotta di mucca dei monti lattari usata da Gennaro è straordinaria al pari della sua capacità di manipolarla con rispetto, le triglie freschissime e cotte delicatamente, il tutto si fondeva con il sapore del riccio, che sembrava provenire direttamente dai fondali rocciosi del mare di Sorrento.
Altrettanto buono il Calamaro ripieno in cui si distinguevano anche visivamente i colori delle varie verdure  utilizzate e lavorate con tecnica perfetta che andavano a fondere al palato con il sapore dei crostacei e di un calamaro morbidissimo. Il tutto era adagiato su una piccola concassé di San Marzano e qualche tentacolino dello stesso calamaro.
Due assaggi anche per i primi: risotto allo scorfano avvolto da petali di calamaro, profumato da una salsa di limone e paccheri al sugo dei polipetti veraci con salsa d'aglio. Il risotto buonissimo e la non invasività della salsa dei profumatissimi limoni usati ne testimoniano la capacità esecutiva. I paccheri ai polipetti sono un classico della ristorazione napoletana, ma eseguiti con una maestria testimone di talentuosità indiscussa, un piccolo appunto solo per la neutralità della salsa d'aglio sull'equilibrio complessivo del piatto.
Il Secondo: Trancio di spigola con Cous Cous di verdure e pesto alla trapanese e spinaci, piatto a mio avviso perfetto sia nella esecuzione che nell'uso delle materie prime oltre che nel dosaggio dei sapori atto a rendere equilibrato il piatto.
Tutto il pranzo è stato accompagnato con Conte H. Bernard '00 Tenute Rapitalà.
E qui mi fermo un attimo prima di passare alla descrizione del Dessert, per fare alcune considerazioni.
La mia descrizione può risultare agiografica data la particolarità della giornata, e voglio per questo inserire due elementi che confortano la mia valutazione soggettiva.
Il primo, io tendo di solito a valutare la qualità del cibo anche sulla base di quello che io chiamo "Effetto Babette" ovvero il clima magico e di giovialità che si infonde sui commensali quando tutto funziona alla perfezione. E domenica ciò si è pienamente realizzato.
La seconda considerazione è in rapporto alle sensazione che dava guardare le tre anziane nonne godersi quel cibo e quel vino, dimenticando malanni e acciacchi e sapendo assaporare pienamente ciò che stavano vivendo. Di certo le nonne non sono influenzate da alcuna moda, non sanno assolutamente nulla di forchette, di guide etc., stavano semplicemente gustando la straordinarietà di piatti, a cui si avvicinavano per la prima volta e quindi erano per loro anche un inedito assoluto sotto l'aspetto fomale.
Veniamo ora ai due dessert preparatici da Vittoria.
Il primo: una Terrina di ricotta agli agrumi su morbido pan di spagna con salsa di frutti di bosco, soffice profumata e saporitissima. Il vino che l'ha accompagnata Moscato passito di Pantelleria Khamma '99
Il secondo dessert a grande richiesta il tortino di cioccolata e qui che dire? "Si ferma l'orologio".
Il caffè qualche distillato  e un buon sigaro per completare una giornata indimenticabile.
Mia valutazione dopo tre visite in un anno a Gennaro: 90 e Tre forchette per la guida 2004
Saluti Baol
























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Antica Osteria Nonna Rosa
Via Privata Bonea, 4 loc. Pietrapiano.
Vico Equense (Na).
Tel 0818799055 - 0818016243

Coperti 50  Chiuso Lunedì Ferie Mai  Prezzo 35  euro vini esclusi Carte di Credito Visa,  Carta si

Mio Giudizio:
Cucina 44 Cantina 13 Servizio 8 Ambiente 7 Bonus 3  Tot. 75

Questo ristorante ha la singolarità di "villeggiare" durante la stagione estiva presso un locale incantevole sito in Piano di Sorrento denominato "Il Silenzio Cantatore". Un luogo sospeso tra terra e mare, con una vista da capogiro sulle isole "Li Galli", gli atolli che Eduardo De Filippo elesse a sua dimora estiva.
Durante la restante parte dell'anno la sede è quella di Vico, in una dimora contadina del '700, che conserva cimeli e strumenti della tradizione agraria degli abitanti dei Monti Lattari (entrambi le sedi meritano il Bonus).
Prima di esprimere una valutazione ho visitato sia la location estiva che quella Vicana ed ambedue le visite hanno suffragato il giudizio sostanzialmente positivo.
Ad accoglierci c'è Eduardo, anima indiscussa della sala, in possesso di armi peculiari di seduzione del cliente, che insieme a Peppe Guida (chef e patron) e Lella sua compagna, compongono l'ossatura portante di questo locale.
La cucina è corretta anche se costellata da qualche piatto "discutibile" e qualche altro non proprio "originale".
Abbiamo assaggiato dei buonissimi antipasti, polipi veraci fritti, un ottimo fiore di zucca ripieno di ricotta su salsa pizzaiola. In precedenza siamo stati colpiti dall'apetizer composto a mò di cocktail Martini con passata di pomodoro e come oliva una polpettina di melanzana.
I primi forse un po’ sottotono, buono il croccante di riso al ragù di coccio, da me non graditi i tagliolini agli scampi con profumo di limone per la presenza di una coprente ed inutile panna. In salita invece i secondi tra cui le mazzancolle imperiali con purea di patate e striscioline di peperoni gialli e rossi e lo scorfano in salsa napoletana meritano la menzione.
Corretti i Dessert ed indubbiamente la torta di Nonna Rosa spicca per bontà.
La carta dei vini contiene buone scelte regionali e internazionali, anche se poco profonda e forse con qualche ricarico eccessivo.
Corretto il rapporto qualità prezzo che permette di inserire questo locale tra gli under 35 se si scelgono alla carta 4 portate (antipasto, primo, secondo e dessert), anche se il menù degustazione costa 45 euro ma è composto da ben 7 portate.
L'ultimo bonus va assegnato per la particolare cordialità del servizio a cui Eduardo si dedica con una ammirevole cura per far sentire ogni cliente come il più gradito dalla casa.
L'assenza di questo locale dalla guida penso sia dovuta a qualche screzio con un precedente ispettore, per cui Peppe Guida si rifiuta categoricamente di compilare alcuna scheda.  
Baol

























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CANTINE TORRE FERANO
via R. Bosco, 810 Vico Equense (Na) Loc. Arola
Tel. 0818024786 - 3396895701 (Camillo)
Chiuso Martedì
Coperti 40
Prenotazione Obbligatoria
prezzo 34 Euro Vini esclusi


Valutazione: Buona segnalazione

Al centro dell'orto di famiglia, su una cantina dove si produce un buon aglianico, c'è questa piccola maison gestita dalla famiglia Staiano, generazione talentuosa di casari e affinatori di quel giacimento gastronomico che è il provolone del monaco della Penisola Sorrentina.
La vista che si gode da qui è mozzafiato e la terazza nelle serate estive deve essere senz'altro un luogo memorabile.
La cucina di questo locale è indubbiamente autorevole, guidata dallo Chef Giosué Maresca, uno dei pionieri della ristorazione di qualità in questa parte della Penisola Sorrentina, che dopo le alterne vicende del ristorante "San Vincenzo" (prima a Montechiaro e poi a Vico Città), è stata per noi una gran gioia ritrovarlo all'opera in questa coraggiosa iniziativa.
Le ottime materie prime usate completano il benessere di una visita in questo bel casale contadino, dove l'accoglienza è curata dal un bravo e giovane Camillo, coraggioso patron.
La Cantina è ancora in costruzione, le etichette offerte si contano sulle dita di una mano, ma in compenso è di buona beva l'aglianico offerto come vino della casa, che tale è veramente in quanto prodotto direttamente dall'azienda di famiglia (Durante la mia visita era in corso la lavorazione).
Siamo partiti con un pantagruelico antipasto composto da una squisita provola, dell'ottimo salame napoletano prodotto in loco, una buona frittata di cipolle e delle verdure dorate e fritte alla Parmigiana.
La costante di questo locale è la preparazione quotidiana, di una gustosissima zuppa, che nel mio caso era composta di cavolo verza e fagioli cannellini, accompagnata da una fragrante torta rustica alla ricotta e salame.
Come primo piatto, ci siamo lasciati tentare dal profumo di un sugo alla genovese proveniente dalla cucina, con cui lo chef ha condito dei paccheri di Gragnano, e solo per assaggiare, abbiamo ordinato una porzione di maltagliati porcini e ceci anche essi ottimi.
Già soddisfatti e satolli abbiamo ordinato, come secondo, una tagliata di arrosto di vitellone, e il fatto che il taglio portatoci era di quelli da me particolarmente apprezzati, che in zona viene definito "arrosto di paranza sotto il pettine", ha confermato il giudizio positivo su questo locale, la carne era di ottima qualità e la cottura rispettosa (cosa non scontata da queste parti).
Abbiamo chiuso con i dolci cannoli alla ricotta (ottimi) e praline di castagne e cacao (solo buone) , rinunciando all'assaggio del Provolone che rinviamo ad una prossima visita.
Il conto per quattro 155 Euro in un locale che ha un ottimo rapporto qualità prezzo e che è destinato a fare molta strada, un luogo da visitare insomma e da cui si esce soddisfatti. E' consigliabile prenotare.
Baol
























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Il Canto del Maggio
Terranova Bracciolini (AR)
Loc. Penna Alta 30/d 52028
tel. 0559705147
web site www.cantodelmaggio.com



Già discendere a piedi per la buia ed erta stradina ciottolosa, in una sera piovosa d'autunno, da l'impressione di entrare in un mondo fatato.
All'ingresso del piccolo edificio rustico c'è un bellissimo burattino di Pinocchio a grandezza naturale, ed è qui che i bambini esclamano: "ma è la casa della fata turchina!".
L'esperienza è stata gradevolissima ed i patron, perfetti,ci hanno coccolato e si sono preoccupati anche del benessere dei nostri bambini.
La cena, piacevole, è iniziata con un antipasto di fagioli zolfini, crostini con fegatini, il salame, il prosciutto, da loro prodotti, accompagnati da misticanza e finferli.
A seguire polenta fritta con candido lardo ed una toma piemontese di capra e mucca.
Come primo gnocchetti verdi al pecorino e tartufo
e pappardelle al ragu d'anatra, buoni.
Il secondo, il gran pepato al vino rosso e pere, uno squisito stracotto di manzo con sentori rinascimentali.
Dolci mousse di mele alla salsa di Calvados, deliziosa e torta al cioccolato, mozzafiato.
Da una cantina molto incentrata sul territorio Aretino e sulla Toscana con qualche etichetta nazionale, abbiamo bevuto da prima un chianti Aretino di un produttore di Loro Ciuffenna (che non ricordo) e poi chianti classico 99 Querciabella. 1 distillato, 2 passiti e 4 caffè per quattro adulti e 2 Bambini 165 Euro.
Senz'altro un locale da visitare, da consigliare e con un ottimo rapporto qualità prezzo.
E poi meritano un bonus per la cordialità e per il modo di intrattenere i bambini a cui hanno offerto libricini e soddisfatto ogni loro richiesta: anche quando, fuori carta, hanno chiesto  fagioli,  salame e toma che avevano assaggiato dai nostri piatti restando insoddisfatti per la quantità dell'assaggio ma desiderosi di goderne ancora la qualità.  
Baol

























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Zemberiniello

Scritto un paio di anni fa: Zemberiniello

L'improvviso risveglio di un desiderio. Tornare nei luoghi dell'infanzia, risentire quei sapori, riannusare quegli odori di quando infante con i miei genitori mi recavo da Mario Zembrino, per reiterare il magico rito della Pizza.
Così questa sera entrando in questo locale ho fatto un vero e proprio tuffo nel passato. Qualche rinnovo, ma gli stessi tavoli di legno, le stesse sedie, qualche antico trofeo: quegli specchi logori della Peroni, le pubblicità della Coca cola anni 50, qualcuna è ancora lì in bella mostra altre,chi sa perchè soppiantate da orrendi quadri, segno del passagio di un incauto innovatore (le figlie?).
La Pizza è sempre quella, rigorosamente lavorata a mano dall'impasto alla stesura. Il lievito naturale che fa la differenza. Il fiordilatte dei monti lattari tagliato da Mario con un vecchio coltello, sul marmo che la perseveranza del gesto ha irreversibilmente solcato.
Ho rivissuto antichi riti rivisto noti volti.
Eravamo in tre una margherita, una profumatissima marinara, e un calzone di Zemberiniello (una pizza chiusa imbottita con pomodoro, mozzarella, basilico e Salame "paesano").
Indubbiamente buono il tutto!!! Ho salutato Mario che mi è venuto incontro con il suo incedere lento e affaticato, gli ho chiesto se il sapore e l'odore della passata di San Marzano fresco sulla sua pizza in questo periodo era un mio sogno o corrispondeva ad una sua antica pratica. Mi ha risposto sorridendo: "ma si guagliò, ma ie che t'arricuord e trent'ann fà?" (ma si ragazzo ti ricordi di trent'anni fa?). E mi ha spiegato la fatica a selezionare i Pomodori eliminando quelli più maturi e poi a passarli a mano da crudi, cosa che oggi il cliente a suo avviso non apprezzerebbe più. E se fosse la sua età di vecchio "canuto e stanco" a impedirgli questa fatica, oggi chi coglierà il testimone di Mario? e lui con rammarico: "Forse nisciun"(forse nessuno).
E se considerando la pizza un cibo di massa abbiamo troncato una pratica che solo trent'anni fa era consuetudine in questo settore, usare sempre e solo il meglio che ci offre il mercato.
Per cui la Pizza intesa come fast food si trasforma in bad food.
Ho salutato Mario e gli ho augurato lunga vita. Chapeau difronte alla sua arte.











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