Un giovane lavoratore barbaramente ucciso.
Voleva solo lavorare Antonio. Il suo lavoro, il cuoco. Aveva scelto di farlo prima su una nave da crociera, poi aveva deciso di andare in Arabia Saudita. Non portava armi con se. Le uniche armi: i suoi coltelli da cucina. Le usava per far da mangiare. Erano i suoi attrezzi da lavoro. Era nato in una terra dove il lavoro non c'è. Aveva deciso di non arrendersi. Aveva scelto di costruire da se il suo futuro. Ha trovato la morte per mano di barbari assassini. Hanno stupidamente usato Antonio per mandare un messaggio ad un altro stupido uomo. Ma cosa c'entrava questo giovane lavoratore con questa assurda guerrà? Oggi nessuno propone funerali di stato. Nessuno osanna al giovane eroe. Antonio Amato è il mio eroe, l'eroe della dura fatica, carne e sangue della grande etica del lavoro. Onore a questo giovane lavoratore, perché il suo sacrificio ci spinga a combattere questa assurda spirale di violenza. Baol70
Articolo pubblicato su Metropoli quotidiano il 18/05/04
La pancia del C-130 si apre e mostra agli occhi in lacrime dei suoi cari la bara di Matteo Vanzan avvolta nel tricolore. C’e sole sull’aereoporto di Ciampino. Un sole che non scalda i cuori. Troppo il dolore per quella giovane vita volata via per quella “missione di pace” . Una missione che a Matteo Vanzan, 23 anni, lagunare di Camponogara, cominciava a non piacere più. “Lui voleva tornare” , ha sussurrato tra le lacrime Pamela Amadio la sua fidanzata. La giovane, castana in jeans e giacca nera, è assieme ai familiari di Vanzan. Sorregge con il braccio la madre del suo Matteo, Lucia. Bionda con un maglione chiaro, gli occhi e il volto segnati da un dolore interno, forte, come solo può essere il dolore per un figlio che se ne va a 23 anni, in un maledetto giorno di maggio. Enzo Vanzan, il padre, cela gli occhi dietro scuri occhiali, ad accompagnarlo c’è il Presidente della Repubblica. Ciampi è voluto essere a Ciampino per rendere omaggio alla salma del militare ucciso a Nassirya. Ha interrotto la convalescenza a Castel Porziano per essere qui in nome di tutti gli italiani. Il Presidente si avvicina alla bara in silenzio, poggia la mano sul tricolore e forse prega. Intorno alla salma si stringono anche Pamela, Lucia ed Enzo, piangono avvolti da un silenzio profondo. Intorno a loro gli uomini in divisa, i colleghi del caporale Vanzan, i suoi superiori, osservano il feretro avvolto dalla bandiera nazionale. Una immagine che si era abituati a legare al triste rito del ritorno a casa dei caduti americani. Oggi quel rito penetra i nostri militari, rendendo mesto questo pomeriggio romano. Sulla pista dell’aereoporto di Ciampino oltre che dal Presidente Ciampi e a sua moglie Franca, lo Stato italiano è rappresentato dal Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Il governo dal Vice Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini. La bara di Vanzan era partita alle 8.50 dall’aereoporto di Tallil in Iraq. A Nassirya lo avevano salutato, commossi, i suoi commilitoni per l’ultima volta. Il feretro era stato accompagnato all’aereo, dopo la messa celebrata dal cappellano militare, da un picchetto di lagunari e da una rappresentanza di tutte le forze del contingente. In testa il comandante Gian Marco Chiarini. Alle 16.01, il C-130 è atterrato a Ciampino. Solo pochi minuti di sosta e poi la salma è stata trasportata all’istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza, dove sarà eseguita l’autopsia. Qui ad attendere Matteo Vanzan, sul piazzale del Verano, una folla silenziosa e commossa. Solo giovedì prossimo a Venezia si terranno i funerali del giovane militare, in forma privata. Il rito funebre sarà aperto alla partecipazione delle autorità dello Stato. Un ultimo saluto di una Nazione che aveva mandato Matteo, e tanti altri giovani in Iraq, a portar pace. Quei ragazzi si sono trovati ad operare in uno scenario di guerra. Sotto il comando delle truppe angloamericane, considerate dagli irakeni forze occupanti. Una realtà differente da quella ipocritamente posta a fondamento di questa missione. Una realtà in contrasto con i nostri principi Costituzionali. Una realtà di orrore e guerra, di occupazione e morte. Oggi questa, che è una guerra, continua ad essere chiamata dal nostro governo “missione di pace”. Un’ assurda avventura per cui il giovane Matteo Vanzan ha incontrato la morte, a 23 anni, in un giorno di maggio. Una vita che nessuno potrà più restituirgli, tanto più il grado di caporal maggior riconosciutogli oggi. Quante volte la pancia di quel C-130 dovrà aprirsi ancora sulla pista di Ciampino restituendo bare, affinché il Governo italiano si decida a ritirare i nostri ragazzi dall’Iraq?
Andrea Di Martino
Un mio articolo di gastro pubblicato su M2 di marzo
Una passeggiata per riscoprire la passione per il mare, il verde e il tiepido sole primaverile. La voglia di uscire di casa, di rivedere i tratti più belli e suggestivi della costa campana, di riscoprire i profumi inconfondibili di questo periodo dell’anno. Marzo con le prime belle giornate induce inevitabilmente a muoversi di più. La Campania offre per queste occasioni innumerevoli tesori, regalando la possibilità di coniugare il relax, con la visita culturale e il piacere del palato. Un classico delle gite fuori porta in questo periodo dell’anno è senz’altro la visita ai templi ellenici di Paestum, ma il pericolo che, in questi casi, è sempre in agguato per chi ama la buona tavola è di veder sciupata una piacevole giornata con un pasto non all’altezza dei luoghi appena visitati.
Assoluta garanzia di qualità, invece, a Capaccio è il ristorante Nonna Sceppa, gestito dalla famiglia Chiumento, attraverso la ricerca di grandi materie prime territoriali, trattate con maestria e rispetto della più rigorosa tradizione.
I prodotti usati da questo locale sono grandi non perché costosi, grandi perché ricercati e, in qualche caso, coltivati, con cura.
Come nel caso del Carciofo, che potrete assaggiare preparato in vari modi. Crudo, con ottimo olio ed un sentore di aglio novello. Accompagnato da gamberetti al vapore che solo poche ore prima stavano nuotando al largo di Maratea. Potrete saggiarlo altresì bollito o arrostito, morbido al giusto punto di cottura, ben condito con grande olio d’oliva. Raffaele, gran padrone di casa, vi spiegherà che quelli sono i carciofi coltivati da suo padre nell'orto posto sul retro del locale, e che lui per i suoi clienti usa solo le “mammarelle”, la prima infiorescenza della pianta, considerata di gran pregio per la particolare morbidezza. I tesori gastronomici di questa maison non si fermano qui, vanno dall'asciutto fritto d'apertura, alla grande ricotta e mozzarella di bufala che vi sarà servita, e proseguono con i calzoncelli alla ricotta, i panetti al lardo e formaggio, la mozzarella in carrozza al tartufo nero scorzone, le pizzelle di bianchetti di alici, i calamaretti pennino fritti e la mousse di baccalà. Tra i primi potrete scegliere tra gnocchetti alla cernia buonissima, filanti cannelloni di ricotta e mozzarella squisiti, o golosissimi spaghetti alla gallinella di mare. Nella gamma dei secondi piatti si può optare sia per il pesce freschissimo che per la carne. Nella scelta tutta di qualità, spicca l’agnello e la carne delle bufale locali, allevate dal consorzio Alba. E a questo punto i patron con orgoglio vi spiegheranno che i bovini serviti in tavola fanno la doccia quotidianamente. Non vi appaia questa una bizzarria, ma l’allevamento della Bufala effettuato in questo particolare modo garantisce indubbiamente una elevata qualità della carne. Potrete alla fine completare il pranzo, o la cena, con golosissimi dolci: dalla tortina di biscotti e crema, alla coppa di tiramisù con mascarpone, alle fragole con yogurt di bufala e miele, alle sfogliatine golose con spuma di ricotta o il Cuorenero al cioccolato Amedei, un cuore d’amore al cioccolato.
La cantina di questo locale è ampia e ben fornita con un’ottima selezione anche dei distillati. Il costo di un pasto completo è sui 35 Euro.
La piana di Paestum è custode di numerosi giacimenti gastronomici, come i latticini di Bufala che potrete trovare nella loro massima espressione, presso l’azienda agricola biologica Vannullo. In questo caseificio avrete la possibilità di far visita ai siti, seguendo il percorso dell’intera filiera alimentare: dall’allevamento, alla produzione, constatando direttamente lo sforzo coraggioso di una produzione incentrata unicamente sul concetto di qualità. Vi consigliamo di telefonare per accertarvi della disponibilità del prodotto, siccome la produzione avviene solo con il latte prodotto in azienda, soprattutto nei mesi estivi, la forte domanda fa rapidamente esaurire le disponibilità.
Negli ultimi anni questo territorio va sempre più affermandosi come culla di produzione di cru vinicoli straordinari come quelli prodotti dalla azienda De Concilis, o il Montevetrano prodotto dalla splendida Silvia Imparato. M2 vi consiglia di far visita all’azienda di Luigi Maffini per degustare in anteprima un prodotto che sarà immesso sul mercato il prossimo aprile: il Pietraincatenata, realizzato con la collaborazione dell’enologo Luigi Moio. Una evoluzione del Kratos realizzato attraverso un blend monovarietale di uve Fiano a diverso grado di maturazione, un vino che farà parlare certamente di se.
A conferma del fermento che c’è in quest’area della Campania sotto l’aspetto enogastronomico, una ultima nota per gli appassionati va dedicata ad un locale di recente apertura ad Eboli: Il Papavero. Ai fornelli il giovane Mimmo Vicinanza. Nella sala minimale, ma arredata con gusto giovane e moderno troverete ad accogliervi Francesco. Dalla carta potrete assaggiare piatti ben curati, come i cuori di carciofo e gamberi, il bicchiere di polenta con minestra di pollo e verdure, i fusilli alle alici in salsa di agrumi, la lasagnetta di broccoli e calamari, i ravioli di ricotta, zucca e taccole. Tra i secondi scelte di pesce e di carne, buona l’offerta di dolci. La carta dei vini è limitata ma ben curata. Il costo di un pasto completo è sui 32 Euro a persona, vini esclusi. Qualche sbavatura nelle cotture da correggere per un locale che ha molta strada avanti a se e sicuramente la percorrerà tutta.
Articolo pubblicato oggi su Liberazione:
Dopo due anni di scontri è crisi a Castellammare di Stabia: Prc e Ds fuori dalla giunta
Le ragioni del nostro dissenso
Si dimettono 17 consiglieri e tutti a casa. E' finita in questo modo la travagliata esperienza di Ersilia Salvato come sindaco di Castellammare di Stabia. Dopo due anni di polemiche e scontri aspri.
Da subito la Salvato esclude dalla formazione della giunta il Prc ed Udeur che l'avevano sostenuta in campagna elettorale. L'attacco alla sinistra è il biglietto da visita con cui si presenta alla città. Oggetto di quest'attacco, nelle dichiarazioni del primo cittadino, sono i Ds (dove la maggioranza è del correntone) e Rifondazione accusati di non averla sostenuta. Nel pieno delle polemiche, il sindaco elabora un libro bianco, puntando l'indice contro l'amministrazione precedente (un centrosinistra con Prc guidato dal Diessino di sinistra Catello Polito) di malgoverno.
La Salvato tenta di rendere più stabile il quadro amministrativo favorendo il passaggio di alcuni consiglieri dal centrodestra al centrosinistra. Tra di questi c'è anche il consigliere eletto nell'Udc, Antonio Iovino, indagato per le tangenti dell'USL 35, che aderisce alla Margherita. La reazione delle forze di sinistra scatta immediata, ma il sindaco procede incurante per la sua strada. Quasi in contemporanea, lo scorso anno, dopo contrasti con l'intero consiglio comunale accusa la sua maggioranza di usare un linguaggio mafioso. La domanda che questi ponevano al sindaco in un documento era: "In nome di chi vuoi governare, gli interessi di quali ceti intendi rappresentare? ". A queste dichiarazioni segue una lunghissima crisi. Il 28 luglio scorso 14 consiglieri comunali tentano, attraverso la strada delle dimissioni, di chiudere questa esperienza di governo. Il tentativo fallisce, e prima della pausa estiva la Salvato vara una nuova giunta. Nel nuovo esecutivo entra un assessore del Prc, il responsabile provinciale degli Enti locali Francesco Manna, restano fuori, invece, i Ds. Da subito, Rifondazione dichiara che il suo ruolo in giunta è quello di favorire una ricomposizione di tutta la sinistra. Lo stesso Manna oggi dichiara: «Eravamo preoccupati della deriva populista che stava contaminando l'esperienza Salvato, volevamo impedire un'uscita a destra della crisi che stava attraversando il centrosinistra stabieseõ». Della nuova giunta fa parte anche Annamaria Carloni, che vi entra come rappresentante dell'associazione Emily. La ricomposizione tarda a realizzarsi, gli scontri continuano e sul piano delle politiche di governo si avvertono i primi segnali preoccupanti. Sulle questioni dello sviluppo c'è una repentina inversione di tendenza. Si prediligono i project financing, concordati con Acen e Regione Campania, a scapito di scelte già adottate dal consiglio che prevedevano l'uso di Società di Trasformazione urbana a maggioranza pubblica. Il cambio di programma, le forze politiche di maggioranza e consiglieri lo apprendono durante un convegno. «Era un'improvvisa e dannosa inversione di rotta, che favoriva l'accordo con i poteri forti, tagliando fuori il consiglio da qualsiasi possibilità di controllo democratico - dichiara Peppe De Cristofaro segretario provinciale di Rc a Napoli - paradossale poi che questo patto scellerato, era fatto passare come una scelta partecipata, in quanto annunciata in un convegno. Oggi deve essere mantenuta alta l'attenzione sull'area portuale, interessata dall'intervento. Li si concentrano gli interessi delle forze non sane della città, che s'intrecciano con quelli di qualche consigliere vicino al Sindaco», conclude De Cristofaro. Il tentativo di correggere quest'impostazione è esercitato proprio in sede di formazione del bilancio preventivo. La maggioranza del centrosinistra converge su alcuni emendamenti miranti a riportare la discussione sulle scelte di sviluppo nella sede consiliare. «Vogliamo portare fuori dalle stanze dei pochi oligarchi, la discussione sul futuro dei cittadini stabiesi - dichiara Ciro Balia capogruppo di Rc a Castellammare - in piazza il sindaco porta argomenti demagogici, nelle segrete stanze contratta con i poteri forti il destino della città». Gli emendamenti passano in consiglio e la reazione del sindaco è quella di non votare il suo bilancio di previsione. Scaricando sui partiti accuse pesantissime. Questo provoca le dimissioni degli assessori di Rifondazione, dei Verdi e dello Sdi. La risposta del sindaco è la loro sostituzione immediata con donne appartenenti all'associazione Emily ed uomini a lei vicini. Le intenzioni sono chiaramente quelle di completare il progetto di democrazia senza partiti. Attraverso una forte alleanza con le lobby di Emily e Diametro, per fare di Castellammare un laboratorio sperimentale. Un'uscita a destra dalla crisi della rappresentanza, che annulla il "fastidioso orpello" del confronto nell'assemblea elettiva. Un laboratorio locale con rischi di espansione più ampia. Il resto è cronaca di questi giorni. Lo scontro si consuma dopo una lunga e tesa seduta consiliare, durante la quale l'unica forza che resta al fianco del sindaco è la Margherita, che a Castellammare annovera tra le sue fila il consigliere Iovino. Fortemente interessato alla trasformazione dell'area portuale. Neanche un tentativo fatto nella notte precedente dallo stesso Bassolino, riesce a ridimensionare le pretese del sindaco di procedere prescindendo da una maggioranza consiliare. L'esito è inevitabile 11 consiglieri di maggioranza (2 Ds, 2 del Prc, 1 Verde, 2 Socialisti, 2 dell'Udeur e 2 consiglieri fuoriusciti dalla Margherita), 4 facenti capo a liste civiche di centro e 2 consiglieri di Fi rassegnano le loro dimissioni nelle mani del segretario generale. Il consiglio è già sciolto quando, in modo provocatorio, l'unico consigliere di An rassegna le proprie dimissioni.
Andrea Di Martino
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