Per chi ha voglia di leggere la relazione che ho fatto al mio cpf dopo la disfatta elettorale della Sinistra arcobaleno.Poi inizia il menù, con una eccezionale tartare di chianina ed uovo poché, le pappardelle al ragù di cinghiale (otttime) ed il germano e l'anguilla cotte insieme, un piatto a mio avviso intrigante. Il Dolce: era un tortino di cioccolato all'olio d'oliva.
Il tutto intervallato da piccoli assaggi, attenzioni, sorrisi consigli ed accompagnato da una selezione di vini di territorio affidati all'ottimo personale di sala. Grechetto di spartoletti, rosso spina, ed il sagrantino di tabarrini si sono rilevati perfetti abbinamenti ad un ottimo pranzo.
Considerato che in quel giorno il locale era anche stracolmo penso che la Bastiglia sia un indirizzo da consigliare.
Hotel Ristorante La Bastiglia
Via dei Molini, 7
Spello (PG)
tel. 0742 651277
http://www.labastiglia.com
saluti Baol
16 novembre 2007: La sinistra per un altro Sud
16 novembre 2007 il primo passo per la sinistra unita e plurale. La manifestazione che si terrà venerdì prossimo alla Città della Scienza a Napoli ha un il valore fondativo di un esperimento che parte dal basso. In primo luogo le modalità scelte, una intera giornata di discussione e partecipazione su quattro temi fondamentali per una nuova sinistra meridionalista. Lavoro, ambiente, pace, lotta alle mafie saranno i temi su cui in forum tematici ci si confronterà a partire dalle dieci del mattino. Mutuando questa forma di discussione dalle esperienze dei Social Forum vogliamo dare un contributo al processo nazionale. Che dovrà essere largo partecipato ed innovativo. Sarebbe un vero errore mettere insieme semplicemente quattro sigle. Al processo di unificazione devono poter contribuire donne ed uomini che oggi non riescono a ritrovare un luogo organizzato in cui esercitare la voglia di partecipazione al processo di trasformazione della società. In serata il confronto: il lavoro scaturito dai forum, che sarà illustrato da personalità non aderenti ai singoli partiti, sarà la base per una intervista ai quattro leader nazionali di Rifondazione Comunista, Sinistra democratica, verdi e comunisti italiani. Questa sarà una tappa di avvicinamento agli Stati generali della Sinistra che si terranno a Roma il prossimo dicembre. L'appuntamento di Napoli assume nel contempo una sua specifica caratterizzazione. In primo luogo perché nella nostra provincia, la sinistra è stata storicamente radicata, si pensi al solo dato che Rifondazione Comunista con i suoi 5200 aderenti rappresenta la più forte federazione d'Italia per il PRC. Quindi ciò che riusciamo a realizzare qui avrà un peso determinante. In secondo luogo perché parleremo di Sud dei bisogni delle nostre popolazioni e delle risposte necessarie ed urgenti. In un epoca in cui tutti guardano alla “questione settentrionale”, la nuova forza che nasce vuol radicare il suo cuore nel mezzogiorno, e solo questo motivo basterebbe per essere lì in tanti.
Andrea Di Martino
segretario provinciale PRC Napoli
SUD: L'ASSENTE
C’è un grande assente nella politica italiana oggi: Il Mezzogiorno. Nonostante la condizione di estrema precarietà e disagio sociale in cui versano le popolazioni del sud, è scomparso dall’agenda della politica come specifica emergenza nazionale. Anche la prossima finanziaria, pur contenendo elementi di significativa inversione di tendenza sul versante della redistribuzione del reddito, elude completamente il tema.
Eppure senza il rilancio del sud non decolla l’economia italiana. Non è un paradigma ideologico che ci induce ad affermarlo, è la concreta esperienza europea che lo insegna. Se oggi l’economia tedesca si impone come elemento trainante è perché l’est ha un pil doppio dell’ovest, lo stesso dicasi per la Spagna. Insomma senza un recupero significativo dei livelli di produzione meridionale non c’è speranza di ripresa per l’Italia. Eppure oggi questo non sembra richiamare una riflessione puntuale e costante, nè nel nascente partito Democratico e, devo dirlo con rammarico, neanche tra le forze che stanno tentando di dar vita al processo unitario a Sinistra.
Oggi tutti discutono e si arrovellano intorno ad una presunta “questione settentrionale”, questione che c’è ma che è squisitamente politica. Essa parla alla capacità della politica di innovare e riconnettersi sentimentalmente con la società. Il sud mantiene quasi del tutto intatto il portato storico politico e sociale di una mai risolta questione meridionale di gramsciana declinazione. Anche la precarietà assume connotati specifici se guardata con gli occhi del giovane meridionale. I precari della scuola che alle cinque del mattino si mettono in treno per Roma senza la certezza di trovare un incarico all’arrivo, li trovi a Napoli e certamente non li incroci alla stazione di Milano. Il numero davvero esorbitante di ragazze e ragazzi che hanno ripreso un flusso migratorio alla ricerca di lavoro, stanno devastando e facendo invecchiare le città medie del sud. Insomma il quadro sconfortante dei dati Svimez lo incroci nella sua materialità ogni giorno incarnato nel volto di uomini e donne meridionali.
Non penso servano risposte emergenziali, contratti d’area zone franche e patti territoriali li abbiamo sperimentati e non hanno prodotto i frutti sperati.
C’è bisogno che il governo Prodi assuma il tema di una centralità del sud e l’inversione di un profilo ideologico negli interventi:
-Analizzare e Programmare deve essere il nuovo metodo, affinché si evitino sprechi e si ottimizzino le risorse che ci sono. Partendo dalla economia che c’è industriale, agricola terziaria e turistica per rafforzarle e rilanciarle sui mercati globali.
-Programma infrastrutturali che riducano i disagi alla mobilità interna ed esterna alla regioni meridionali.
-Tutela del territorio, riqualificazione e manutenzione delle aree verdi anche attraverso un piano di impiego dei giovani in un intervento mirato a prevenire incendi in estate e alluvioni in inverno.
-Lotta alle camorre e alle mafie come vera ed unica frontiera della ricerca di risposte alla domanda di sicurezza.
-Investimento sulle politiche sociali per il sud a partire dal finanziamento di un salario di cittadinanza per i giovani meridionali.
E’ con questo programma che Rifondazione comunista di Napoli sarà in Piazza a Roma il 20 ottobre ed è su questa base che si avvierà in Campania il confronto con Verdi, Comunisti italiani e Sinistra democratica perché il nuovo soggetto unitario e plurale che stiamo costruendo si incarni nei territori a partire dai bisogni delle popolazioni del sud e tenti di rappresentarli con efficacia.
Andrea Di Martino
Segretario provinciale di Napoli Prc
UNA PROVOCAZIONE GASTRONOMICA ALLA SINISTRA.
All’inizio degli anni ’80 la grande cucina Italiana versava in una crisi profonda.
La ristorazione si divideva tra vecchie tecniche gastronomiche oramai stantie e innovazioni senz’anima.
Lunghe cotture, fondi pesanti e legatissimi, uso indecoroso (per la concezione moderna) dei grassi, caratterizzavano la tradizione. I tempi, invece, imponevano nei locali alla moda, quelli della Milano da Bere, piatti improbabili come le pennette alla Vodka e quelle al salmone. In Francia la nouvel cousine aveva generato il movimento rinnovatore della grande ristorazione che annoverava tra i simboli Paul Bocuse, in Italia il nuovo stentava a nascere.
Quando il futuro sembrava fosco e il divenire della cucina italiana irrimediabilmente segnato dalla estinzione nascono due esperienze quasi parallele ma diverse: Il Trigabolo di Argenta ed il Gambero Rosso di San Vincenzo.
Il Trigabolo era una esperienza un po’ folle, quasi rockettara, un gruppo di giovani chef che nel loro curriculum annoveravano solo esperienze su navi da crociera, guidati da un grande appassionato di cucina, prodotti e vini. Argenta era un posto disperso nella bassa padana, d’inverno dovevi far i conti con la scarsa visibilità generata da una nebbia perenne, d’estate si combatteva con le zanzare. La cucina tradizionale viene rivoluzionata destrutturandola. Si parte da un grande prodotto si alleggeriscono le cotture, si modificano le forma del piatto, si sperimentano innovazioni che affondano le loro radici nella tradizione. Il Trigabolo oggi non opera più ma ha seminato l’innovazione, i giovani chef di allora si chiamano Barbieri, Corelli e sono il meglio della ristorazione italiana.
A San Vincenzo invece in un posto sul mare apre il Gambero Rosso. Il nome era quello di tante trattorie italiane di infimo ordine. L’intenzione era quella invece di innovare la cucina delle trattorie italiane anche qui destrutturando e puntando sulla qualità della materia prima. Nascono grandi piatti che hanno fatto scuola come la passatina di ceci e gamberi, il viaggio intorno alla gallina livornese e l’insalatina di triglie. Piatti semplici e sensazionali che fanno scuola. Tra Argenta e San Vincenzo passano in tanti apprendono e ripropongono rilanciando la cucina italiana e portandola ai fasti odierni. Sembra che il giovane Ferran Adrià il talentuoso chef catalano, sia stato ospite del desco di entrambi. Ducasse è ospite assiduo di molti dei nuovi ristoranti italiani. Oggi la nuova cucina italiana è affascinante, nuova, entusiasmante, coinvolgente. Grazie a queste due ricerche parallele. E se la Sinistra per rifondarsi seguisse questi esempi?
Baol
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
qunado nei porti - finalmente anche con gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle corallo ebano ed ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Sopratutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Kostantin Kavafis
LA CAMPANIA: UN RISULTATO ELETTORALE IN CONTROTENDENZA
Questa tornata amministrativa ha determinato un avanzamento del PRC nella Provincia di Napoli e una sostanziale tenuta nel resto della Campania. In tutta la regione, nei comuni superiori ai 15.000 abitanti, passiamo da 9 a 19 eletti. A Napoli, in particolare, Rifondazione passa da 6861 voti assoluti a 7218, nonostante l’ astensione più alta. In diverse grandi città del napoletano (San Giorgio, Cercola, Torre Annunziata, Cardito, tutte tra i trenta e i sessantamila abitanti), ad Angri (Salerno) e a Santa Maria (Caserta), aumentiamo, anche sensibilmente, i nostri voti, fino al risultato straordinario di Quarto (Napoli), dove li raddoppiamo. Solo in due comuni (Caivano e Volla) registriamo un arretramento sensibile, determinato sopratutto dall’assenza di una forma organizzata del partito. Il confortante dato di Rifondazione si inserisce in un risultato complessivo dell’Unione in netta controtendenza con quanto avvenuto nel nord del paese. Il centrosinistra vince nella quasi totalità dei comuni ed è al ballottaggio a Torre del Greco, seconda città della Campania, precedentemente governata dal Centrodestra. Ciò avviene nonostante il fatto che Italia dei Valori e Udeur in molti di questi comuni erano schierati con la casa delle libertà, e soprattutto nel pieno della emergenza rifiuti e di un appannamento evidente dell’azione di governo in Campania. All’osservatore esterno questo quadro potrebbe apparire pressoché inspiegabile, al punto da provocare una puerile e dannosa polemica interna al Partito Democratico. Chiamparino e Fassino che accusano le istituzioni campane di aver provocato la sconfitta al nord sono il segno di quanto questo voto abbia scoperto nodi non sciolti, con il rischio di veder esplodere in maniera vigorosa la contraddizione tra le priorità da seguire nella formulazione della prossima finanziaria. Noi suggeriamo due possibili chiavi di lettura: la prima è che l’emergenza rifiuti, per quanto gravissima, ha eccessivamente oscurato un’azione positiva sul versante sociale, evidentemente non sfuggita a molti cittadini napoletani e campani (stabilizzazione di 30.000 lsu, reddito di cittadinanza, inserimento al lavoro per 10.000 disoccupati). L’altra sta nella nullità progettuale del centrodestra campano, lacerato da lotte interne, e totalmente incapace di rappresentare un’ alternativa credibile. In questo senso il voto è stato anche caratterizzato da una scelta per esclusione. Questo significa che sarebbe un errore drammatico pensare che una vittoria elettorale ci metta al riparo dalla necessità di una svolta politica e programmatica da imprimere all’azione di governo territoriale. Rifiuti, sanità, politiche sociali, politiche economiche e di sviluppo per la Campania ( e per l’intero mezzogiorno), lotta alle mafie, devono essere le priorità da cui partire per rilanciare l’azione di governo in regione, per le quali è indispensabile il sostegno del governo nazionale, che temiamo possa essere in questa fase attento solo alle spinte egoistiche dei poteri forti del nord. Anche per fare tutto questo ci sembra irrinunciabile il percorso di costruzione di una nuova soggettività politica della sinistra.
Andrea Di Martino, Segretario Provinciale PRC Napoli
Peppe De Cristofaro, Segretario Regionale PRC Campania
Ho letto con interesse l’intervento di Leonardo Impegno sul Partito Democratico pubblicato dal vostro giornale (Repubblica Napoli ndb).
Stiamo guardando con rispetto e attenzione al processo che condurrà DS e Margherita alla creazione del Partito Democratico. Rispetto e attenzione che però non ci impediscono di osservare che questo processo non offre risposte sufficienti alle domande che arrivano dal popolo dell’Unione e dai cittadini in generale. E’ per questo motivo che a livello nazionale come a livello locale ci siamo messi in cammino per costruire una grande aggregazione della sinistra italiana. E’ un cammino che Rifondazione ha già intrapreso con l’esperienza della Sinistra Europea, ma oggi questa felice intuizione rischia di essere non più sufficiente.
Si avverte la necessità di una rifondazione della Sinistra non come spazio da occupare ma come processo da incarnare e costruire. Si tratta, quindi, di superare la logica delle singole vertenze e battaglie sulle quali spesso ci siamo trovati fianco a fianco, come è accaduto nei nostri territori per la battaglia sull’acqua pubblica, e entrare in una fase costituente che porti alla costruzione di una nuova soggettività politica. Vorrei indicare qui di seguito i punti tematici dai quali, a mio parere, le forze che partecipano alla costruzione del Cantiere della sinistra non possono prescindere.
Innanzitutto non possiamo prescindere da un ragionamento complessivo sulle forme di organizzazione della politica: la forma partito tradizionale necessita di essere rivoluzionata dall’interno per trovare le migliori modalità di risposta alla domanda di partecipazione dei cittadini.
Questa considerazione mi porta subito al secondo punto che sta a cuore a me e al mio partito: riuscire a ristabilire una connessione sentimentale e operativa fra opinione pubblica e politica, piegando le forme della politica alle nuove esigenze della partecipazione. Questo significa riuscire ad avere, laddove si governa, una funzione di decodificazione dei bisogni dei cittadini e di amplificatore di questi bisogni presso le istituzioni.
Il terzo punto imprescindibile ha a che fare con le radici che il processo costituente deve avere. Esse non possono partire dal cielo, ma devono affondare ben salde nel terreno. Il che significa che è dai territori che deve partire la capacità di fare fronte comune e di elaborare politiche.
Per quanto riguarda Napoli ed il Mezzogiorno questa sinergia che parta dal basso non può che avere come argomento principale la lotta alla camorra. E’ più che evidente che finchè il nostro territorio sarà ostaggio dei clan sarà sempre difficile attivare politiche di inclusione sociale, che favoriscano l’occupazione e che garantiscano il sereno svolgimento di una dinamica democratica. Ci sono vari fronti sui quali a Napoli e Provincia possiamo iniziare a sperimentare questa interazione: uno di questi è il percorso di sei mesi che abbiamo chiesto e ottenuto per arrivare a deliberare sulle società partecipate del Comune di Napoli. Percorso che si dovrà arricchire del contributo di tutte le forze sociali che in questi anni si sono impegnate su alcuni dei temi, come il servizio idrico e la gestione dei rifiuti, al centro dell’azione di alcune di queste società. Parlo di una vera e propria consulta permanente della sinistra napoletana, aperta a quanti vorranno portare il loro contributo, in grado di declinare sui nostri territori le esperienze che arrivano da altre parti del mondo, capace di ascoltare i bisogni dei cittadini e di offrire strumenti di lavoro per la risoluzione dei problemi.
Può essere questo uno dei primi passi per edificare una soggettività politica che sia nuova non perché cambia il nome e aggrega ceto politico, ma perché inserisce nel mondo della politica un elemento di diversità e sperimentazione a partire dal rapporto fra politica e società civile. Costruiamo una nuova soggettività politica a Sinistra che miri alla trasformazione del presente sapendo nel contempo essere eccitabile ed eccitante.
La Sinistra tra concretezza e utopia
C’è oggi una divisione tra una sinistra che si rifugge nel sogno, per esorcizzare la sconfitta e una sinistra che guarda la concretezza e che, perseguendola, sceglie un approdo moderato. Questa mi sembra essere la considerazione con cui Caramiello sul Corriere del Mezzogiorno analizzava l’ultimo lavoro di Ingrao.
Penso che se restiamo chiusi in questa dicotomia non produciamo alcun avanzamento della Società italiana. L’utopia, nella nostra storia, nella storia di una delle sinistre è stata sempre affrontata criticamente. Né rifiutata né esaltata. L’utopia è una categoria che in alcune fasi della storia del movimento operaio è stata decisiva. Tutte le volte che ci si rende conto della “dura replica della storia”, riaffiora una necessità utopica. Si sente l’esigenza di rievocare un Baol, per citare il titolo di un libro di Benni. Soprattutto alla fine del secolo appena concluso, quando la storia replica alle illusioni del ’900, agli sbagli concreti, agli orrori, l’Utopia diventa una occasione per tenere aperta una prospettiva.
Attraversando il Movimento dei movimenti, noi di Rifondazione, abbiamo assistito alla rigenerazione della Utopia, alla sua concretizzazione nella critica al capitalismo e nella traccia di una prospettiva splendidamente sintetizzata in “un altro mondo è possibile”. Ed inviterei a riflettere su quell’ “è” che è la cifra del terreno di una concretezza.
La nostra pratica di concretezza trova misura anche nella condivisione dell’ esperienza di governo con le forze dell’Unione qui in Campania e al governo nazionale. Nella consapevolezza che questa non può essere la priorità per una forza che si pone il tema della trasformazione. Il nostro obiettivo concreto oggi è colmare il vuoto che esiste tra opinione pubblica e governo come unico antidoto per uscire dalla crisi della politica.
Siamo consapevoli che le sfide che ci attendono sono ardue, a volte più grosse di noi, della capacità che ha la nostra comunità di uomini e di donne ad affrontarle, determinando tutte le risposte.
Abbiamo bisogna di fare “massa critica”, della possibilità di creare tendenza, ci indica Bertinotti.
E l’iniziativa con Ingrao a mio avviso è stato un primo passo di questo nuovo cammino.
Il nostro sogno oggi è unire ciò che la storia del nostro Paese ha diviso. Unire gli uomini e le donne che aspirano a trasformare questa società lottando per la “rimozione delle cause” che determinano ingiustistizia e diseguaglianza. Un obiettivo minimo, che i nostri padri costituenti hanno impresso nella carta Costituzionale ma che oggi assume il sapore di una rivoluzione.
Questo obiettivo stiamo tentando di perseguirlo, facendo tesoro delle sconfitte del ‘900, attraverso la riconnessione profonda tra mezzi e fini e ricorrendo alla scelta della non violenza.
Ora ci sembra venuto il momento di condividere con altri il nostro viaggio, di arricchirlo, di renderlo più fecondo.
Ricco come è stato in questi anni l’incontro con chi con noi in questi anni ha ragionato ed ha operato per costruire un contrasto alle Camorre nella società napoletana.
Fecondo come è stata la lotta per introdurre elementi di redistribuzione per le popolazioni del Sud. Avvincente come la tensione a trasformare Napoli in Poros tra il Mediterraneo e l’Europa. Da soli non possiamo farcela. Avvertiamo il bisogno di una soggettività politica più ampia di noi che si collochi a Sinistra nell’arco politico. E’ un nostro bisogno ed un bisogno della società italiana. Volere “questa” luna mi sembra un desiderio elaborato con i piedi in terra.
Napoli, 04/04/07
Andrea Di Martino
AGRITURISMO CASA SCOLA - GRAGNANO (Na)
E' una splendida domenica d'inizio marzo, quasi di primavera in questo folle inverno, inesca la voglia di una gita fuori porta. Il consiglio di un amico: un nuovo locale aperto da qualche giorno. La strada per giungere in questo luogo è impervia, bisogna inerpicarsi tra le tortuose vie della Valle dei Mulini di Gragnano, ma la meta del viaggio è suggestiva, il panorama mozzafiato.
L'agriturismo è in una antica casa del 600 ai margini dell'antico borgo di Castello.
Gli ambienti sono piacevolmente arredati ed il personale di sala è gentile ed accogliente.
Il menù non è ampio ma è ben pensato con una proposta di territorio lodevole.
La carta dei vini è ristretta ma contiene una buona selezione di vini campani con buone bottiglie a ricarichi onestissimi.
Scegliamo alla carta:
- La Patata riempita di se stessa con millefoglie di verdure grigliate. Un piatto non nuovo ma ben eseguito piacevole l'equilibrio della crema di patate e funghi.
- La genovese interpretata dallo chef. Candele di gragnano con il ragù alla genovese in cui la carne è presentata trita e completato con un ristretto di aglianico. Anche qui l'idea non è nuova ma è ben eseguita tranne un lieve superamento del giusto punto di cottura della pasta.
- Coniglio ripieno con panzanella. Piatto splendidamente eseguito carne cotta perfettamente piatto in equilibrio.
- Sfogliatine ripiene di crema con sorbetto ai mirtilli. Squisiti.
Abbiamo accompagnato tutto il pranzo con un Naima di De Concilis a 35 euro.
4 menù interi e 2 mezzi per i bambini 245 Euro.
Una piacevole e non scontata novità in un territorio che ne aveva bisogno.
Agriturismo Casa Scola
Piazza F.Rocco, 4 - Gragnano (Napoli)
E-Mail : info@casascola.it
L'estratto di una riflessione sulla Camorra fatta nel 2005
(…) Leggere la faida di Camorra in atto nel napoletano con le antiche lenti di interpretazione ci consegnerebbe un quadro fuorviante della straordinaria novità del fenomeno.
Non si tratta di sola violenza estrema. Tutto sangue. Alcuna regola. Ha ragione Peppe anche qui il fenomeno si connota molto agli schemi di violenza urbana delle grandi metropoli Statunitensi. Sono saltati gli schemi antichi, le regole arcaiche e rurali che governavano le organizzazioni criminali. Siamo, quindi, di fronte ad una modernizzazione del fenomeno. Di una ristrutturazione su basi nuove. Di un adeguamento ai processi di Globalizzazione in un quadro di compatibilità con le caratteristiche del Turbocapitalismo. Sta qui racchiusa la novità del fenomeno. Sarebbe un grave errore consegnare quanto avviene in questi giorni ad una violenza che si consuma tra un “loro”. Come spesso si tende a semplificare. Evocando in questo modo la purezza di un “Noi”. Lo spaventoso giro d’affari derivante dal traffico di droga. I guadagni dal racket. I proventi del’usura. Consentono l’accumulazione di una quantità tale di risorse che necessariamente vanno reinvestite in attività di riciclaggio. E qui sta la novità con cui questo avviene. Quei Capitali sono reinvestiti in attività non di semplice riciclaggio. Ma in vere e proprie attività di impresa. Imprese che travalicano i confini classici a cui eravamo abituati. Confini sia di attività economiche che confini territoriali. Quindi non più solo imprese nei settori storici del Calcestruzzo e dell’edilizia. Non più solo contraffazioni nei marchi di abbigliamento. Ma vere e proprie imprese di abbigliamento con marchi propri. La camorra oggi investe nel campo delle trasformazioni alimentari. Con imprese di produzione e di controllo della catena di distruzione. Nei settori Caseo latteari, del Caffè, Delle farine e dei prodotti ittici. Sfrutta in questo modo la prepotenza derivata dalla violenza per imporre il dominio del mercato. Ma si connota anche come elemento di produzione di occupazione precaria e fortemente arretrata sul versante del rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Alle misure di precarizzazione previste dalla L. 30, che la camorra sfrutta a piene mani in queste imprese. Si aggiunge un proprio specifico, “un surplus” di flessibilità selvaggia che si spinge sino alla mansione del delinquere. Le Mafie si inseriscono nelle maglie degli appalti non solo nell’edilizia, ma anche rispetto ai processi di esternalizzazione delle produzioni industriali. Non è per un caso che nella sola città di Castellammare di Stabia su 6 morti di camorra nel trascorso anno. Ben 4 erano dipendenti di ditte che lavorano esclusivamente nell’indotto Fincantieri. Ed uno è stato ammazzato mentre si recava al lavoro in fabbrica. Segno di un sistema che non è solo di vessazione. Ma si potrebbe configurare come possibile integrazione di processo. Ma la vera novità è la globalizzazione dell’impresa Camorra. Gli interessi non sono più solo qui a Napoli nel suo tessuto economico e produttivo. Ma gli interessi diventano globali con imprese che si espandono non solo nei paesi della Unione Europea come il fenomeno raccontato nella bella inchiesta di D’Avanzo pubblicata da Repubblica qualche giorno fa. Ma si assiste ad una vera e propria delocalizzazione delle imprese in paesi che garantiscono minori controlli. Minori garanzie sul piano dei diritti e minor costo del lavoro. Proprio nella stessa modalità con cui ciò avviene nella impresa legale. Per cui gran parte delle imprese legate alla camorra che agiscono nel settore delle trasformazioni agro alimentari nella zona del Casertano. Stanno oggi delocalizzando le loro produzioni in Romania. E come leggere anche la multinazionalità del cartello di imprese mafiose che puntavano agli appalti per la costruzione del ponte di Messina. Scoperto dalla DDA qualche settimana fa? E come se qui si stesse realizzando una camera di gestazione del modello tendenziale del Capitalismo selvaggio. Un sistema fatto di sangue, violenza, guerra, assenza di ogni regola, tutto imperniato sulla finanza e lo sviluppo senza qualità. Voglio esportare questa analisi sino a farla raggiungere il paradosso. Quanto di diverso c’è tra il sistema di sviluppo della economia mafiosa nel sud del paese e le modalità con cui il Capitalismo si sta connotando nelle ex repubbliche sovietiche. E voglio spingere ancora più avanti il paradosso chiedendomi quanto c’è di simile tra la guerra tra clan Di Lauro e Scissionisti. E il sistema di guerra permanente con cui il sistema capitalistico cerca di superare le proprie contraddizioni? Paradosso dei pararadossi. Bin laden una sorta di “scissionista” globale. Siamo comunque di fronte ad un microsistema di sperimentazione di come si potrebbe connotare l’evoluzione estrema dell’attuale sistema di sviluppo globale. Ad un fenomeno di questa natura l’antica dicotomia tra repressione dello stato e politiche per l’occupazione non è più sufficiente per individuare le risposte. Va ripensato un agire complessivo. (….)
Estratto da un intervento svolto al Congresso Provinciale del PRC di Napoli il 19.02.05
Nonna Sceppa - Capaccio Paestum (Sa)
Da Raffaele Chiumento è sempre un piacere ritornare. E' uno di quei posti dove ti senti a casa tua. Nessun fronzolo, nessuna ricerca del clamore ma tanta serietà e passione. Una passione che ti attrae e che non ti fa stancare mai di questa maison.
Sabato scorso l'ennesima visita e Raffaele ha confermato pienamente le aspettative. Ci ha fatto iniziare con dei meravigliosi e freschissimi gamberi e mazzancolle crude e delle delicate seppie ripiene di zucchine alla scapece. Il primo piatto invece dei sofficissimi ravioli ripieni di una eccellente ricotta di bufalo ed una tradizionale zuppa di fagioli castagne e porcini, abbiamo continuato con una asciutta e meravigliosa frittura di pesce freschissimo e un abbondante filetto di manzo con patate. Per finire una dolce mousse di castagne su crema di cachi. Un pranzo semplice, tradizionale ma nobilitato come al solito da una grandiosa materia prima. Vere e proprie chicche della gastronomia territoriale. Dalla Mozzarella alla ricotta, dalle verdure al pescato. Insomma tutto ci trasmette passione e scrupolosa ricerca in questo ristorante. Anche i vini che Raffaele ci propone non sono mai scontati ma sempre tentativi di nuova conoscenza. Qui qualche anno fa avevo assaggiato il Pietraincatenata di Maffini prima ancora che fosse immesso sul mercato e acquisisse notorietà. Sabato i fratelli Chiumento ci hanno fatto saggiare, dopo uno straordinario Cupo, un vino che farà parlare certamente di sè: Miles di Vinagri. Un Aglianico 2003 del Territorio. Un vino potente, caldo avvolgente, che contiene in se una lunngevità straordinaria. Lasciamo Raffaele con una gratitudine infinita con la certezza che ci rivedremo presto per un nuovo tuffo nella grande cucina tradizionale campana.
Baol
Sabato 21.10.2006
Le Colline Ciociare - Acuto (Fr)
Approfittando del gold age
, che quest'anno si è tenuto a Fiuggi, sabato sera decidiamo di cenare alle Colline Ciociare del cuciniere Salvatore Tassa.
Il cuciniere è lì alla porta ad attenderci quando arriviamo in questa piccola ed accogliente locanda posta sulla collina che accoglie il piccolo borgo di Acuto.
Ci accomodiamo in una sala in cui il bianco è il colore che prevale ed il ricordo va alla casa. Pochi i tavoli ben distanziati la comodità ed il sentirsi a proprio agio sono l'impressione che subito ci conquista.
Il cibo, la sua qualità, la nettezza dei sapori ci mettono in sintonia con la terra in cui ci troviamo.
Iniziamo con una piccola entreè, curiosa ed accattivante, Insalatina russa al caramello e zucchine, che ben ci predispone ad un menù degustazione a cui Salvatore aggiunge un piatto che alla lettura della carta ci aveva incuriosito: i tagliolini al pomodoro arrostito alla vaniglia, un piatto interessante e allo stesso tempo straordinario per la sua semplicità.
Iniziamo con una cipolla riempita di se stessa un vero e proprio piatto della memoria tradizione e semplicità condite di grande maestria. Continuiamo con il panino di patata imbottita con aringa affumicata, anche qui come nel primo antipasto prevale "l'elemento" come fattore centrale del piatto. Elemento semplice, povero, contadino ma le mani sapienti dello chef lo rendono straordinario ed indimenticabile.
Si passa ai primi piatti, gustosi tortelli di ricotta ovina su salsa di marsala, una grande materia prima che avvolge e conquista, pappardelle con cipolla zafferano e timo su ristretto di vino bianco, anche qui ci si chiede come possono ingredienti così semplici costituire un piatto così straordinario, e si termina con i tagliolini al pomodoro e vaniglia, tradizione ed esotismo da applauso.
Il il secondo è un piatto di carne, il maialino con purea di patate affumicate, broccoletti e piccola mela, un piatto gustoso, opulento ed equilibrato.
Potremmo continuare così ancora per ore ad assaggiare anche l'agnello, il fegato che abbiamo visto in carta. E' come se fossimo a casa nostra, di tanto in tanto Salvatore passa al tavolo, ci si parla, a questo punto è scattata una naturale familiarità. L'amore per la terra, per la cultura del contado, per una cucina che è gelosa ed esclusiva amante, sono fattori che non possono far altro che favorire l'incontro.
C'è ancora il tempo per il dolce, una barretta al cioccolato ed un Wafer al caramello che chiudono deliziosamente il nostro pasto.
Salutiamo Salvatore Tassa, il cuciniere, perchè presto saremo ancora qui. Tanta è la passione che ci unisce tanta è la nostra condivisione per la sua filosofia di cucina terra e semplicità. Un connubbio che solo i grandi possono miscelare con tanta efficacia.
Baol