Andrea Di Martino da circa due settimana la bufera politica ha investito il Pd stabiese. Domenica, intanto, si tengono le primarie: secondo lei è giusto farle?Sinistra e Libertà nasca per produrre unità.
Anticipare il congresso di Sinistra e libertà è una esigenza che condivido. Una condivisione che al dire il vero è solo in minima parte derivante dalle conclusioni del congresso dei Verdi.
Quell'esito è indubbiamente un grosso freno al percorso deciso a Bagnoli.
Io penso che è meglio un esito chiaro, seppur negativo, piuttosto che un oscuro compromesso che avrebbe reso ancor più arduo il divenire tortuoso della nostra impresa politica. Ritengo, quindi la strada indicata da Vendola l'unica che può ancora dare un senso al tentativo di trasformare Sinistra e libertà in un nuovo soggetto politico.
Questo tentativo non può vivere, però, solo sulla spinta di una emergenza.
A Bagnoli abbiamo assunto un compromesso perché era l'unico che potesse tenere unite le cinque soggettività politiche senza produrre strappi. Ora gli strappi si sono sostanziati nonostante quella scelta.
Nel contempo si sono prodotti nuovi eventi che necessitano di un'azione politica forte ed unitaria. C'è bisogno di una forte e progressiva unità per affrontare le domande che provengono dalla società.
- La straordinaria riuscita delle manifestazione della Fiom è allo stesso tempo una potenzialità ed una domanda. Quelle piazze hanno bisogno di una interlocuzione politica affinché il loro grido di lotta non venga lasciato nell'isolamento senza sbocco ed alla disperazione. Solo una sinistra forte e unita può rappresentare quelle istanze. Sinistra e libertà deve nascere con l'obiettivo di mettere insieme le forze della sinistra oggi divise in mille rivoli e soggettività, per costruire proposta politica e lotta e far irrompere il mondo del lavoro nel dibattito politico italiano.
- La bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale ha fatto emergere una spinta poderosa del Governo atta a scardinare l'intero impianto Costituzionale. Riforma della giustizia, presidenzialismo, annullamento dell'autonomia della Consulta e asservimento del CSM all'esecutivo. Sono il combinato disposto di una manovra autoritaria che ridurrà ulteriormente spazi di democrazia e di libertà. Questo disegno non si contrasta di certo attaccando il Parlamento ed il Presidente della Repubblica come fa Di Pietro. C'è bisogno quindi di Sinistra e Libertà che sia l'enzima nella costruzione di un' ampia unità delle forze democratiche a difesa delle istituzioni Repubblicane.
- E' emerso in questi giorni un dato inquietante. Noto a chi segue i fatti di Mafia ma fino a qualche giorno fa ignorato dalla stragrande maggioranza degli italiani. La così detta seconda repubblica negli anni '90 è nata sulla base di un patto scellerato tra apparati dello Stato e la Mafia. Uomini dello Stato trattavano con Provenzano una tregua delle stragi mafiose, mentre altri uomini dello stato combattevano i poteri criminali e per questo furono lasciati soli al loro destino. Quel patto è ancora in vigore e inquina la vita sociale ed economica del paese e influenza le decisioni dei governi. Quel patto va rotto, ora, per costruire una nuova Italia. Per rompere l'accordo scellerato che aleggia sulle nostre istituzioni c'è bisogno dell'unità di tutte le forze antimafia presenti in entrambi gli schieramenti politici. Sinistra e libertà deve nascere anche per produrre una nuova stagione di lotta alla Mafia.
E' per questi tre livelli successivi di unità di cui ha bisogno l'Italia che diviene indispensabile ed urgente dar vita subito ad una nuova soggettività politica della Sinistra italiana.
Andrea Di Martino
portavoce provinciale MPS- Sinistra e Libertà – Napoli
Una brutta Storia a Vico Equense
Nell'ambito del ridimensionamento scolastico, previsto dal decreto Gelmini, il sindaco di Vico Equense pensò che l'applicazione di quella norma passava per la chiusura dei plessi scolastici situati nella zona alta della città. Così programmò la chiusura degli istituti di Ticciano e Montechiaro collocati alle pendici del Monte Faito. La decisione creava non pochi disagi ai genitori ed ai bambini abitanti in borghi molto distanti dal centro cittadino. Ci furono petizioni, proteste sino alla presentazione di un ricorso al TAR della Campania, contro la delibera comunale che aveva così inteso applicare il dimensionamento scolastico. Al TAR ricorse anche la Regione Campania in sostegno alle giuste obiezione dei genitori. Ora il TAR ha dato ragione ai cittadini vicani ed alla Ragione e ha quindi bocciato la delibera del comune di
Vico Equense. Il sindaco Cinque, ha immediatamente proposto appello al Consiglio di Stato, e nelle more, piuttosto che ottemperare alla sentenza che vedeva soccombente il comune, ha ordianto lo smantellamento delle struture scolastiche provvedendo alla rimozione delle suppellettili presenti nei plessi. Ai cittadini di Vico Equense che protestavano ha mandato i carabinieri, che hanno provveduto ad identificare donne e bambini che difendevano la loro scuola dall'abuso di un Sindaco che dimostra di non avere alcun rispetto per le sentenze del Tribunale amministrativo.
Per domani i genitori hanno annunciato un presidio di protesta al comune di Vico Equense. Sinistra e Libertà sarà al loro fianco, così come in questi giorni lo è stato l'assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Campania. E' evidente che la sentenza del TAR va rispettata è questo che domani chiederemo al Sindaco. Il decreto Gelmini già produce devastazioni nel mondo della scuola. Ora una sua applicazione acefala aggiunge solo danno al danno. Chiediamo al Sindaco Cinque di consentire un sereno avvio dell'anno scolastico. Perché confidiamo sul fatto che gli stia a cuore l'istruzione dei propri piccoli cittadini. Non vogliamo neanche pensare che tanta solerzia nell'accelerare la ingiusta chiusura di scuole che servono
alla popolazione vicana sia causata dalla fretta di avviare i progetti di trasformazione delle strutture scolastiche in attività economiche. Ciò sarebbe veramente la dimostrazione di una totale insipienza. Sindaco Cinque ci dimostri di aver a cuore la crescita culturale dei bambini di Vico e applichi quella sentenza che le da torto.
Andrea Di Martino
Alcune Riflessioni sul voto in Provincia di Napoli.
Cesaro ha vinto e con un risultato travolgente. Il Centrosinistra ha perso e nel peggiore dei modi possibili. Sembrerà lapalissiano ma ci serve a sistematizzare.
Lo strano risultato, per alcuni inaspettato ma non per chi scrive, è il sostanziale pareggio in città di Napoli tra i due schieramenti. Da qui parte la prima riflessione. A Napoli città il centrosinistra doveva essere travolto, per come è stata oggetto di attenzione negativa dei media e di una parte del gruppo dirigente del PD. Così non è stato.
Sul voto alle provinciali ha pesato un fattore politico determinante. Viene da lontano e si nutre di supponenza. Questo fattore si chiama delirio di autosufficienza del PD. Sono tre anni oramai che la coalizione di Centrosinistra si è dissolta per tale paradossale fenomeno. Lo abbiamo segnalato inascoltati in questi anni e spesso un po' ignorati.
In verità il fenomeno si era già manifestato in maniera preoccupante alle amministrative dello scorso anno. Poi è esploso drammaticamente in queste elezioni. Napoli si è sempre retta su una coalizione ampia, questa coalizione in 15 anni ha prodotto stabilità ed innovazione politica. Si sono prodotte trasformazioni e cambiamenti. Ma a Napoli la sinistra era ed è minoranza nella società. Solo la coalizione ampia che apre ai settori non progressisti ha garantito il governo di questi anni. Questa coalizione ha retto. Ha fatto scelte. Ha saputo coniugare innovazione, attenzione ai deboli, dialogo e democrazia. La crisi dei rifiuti ne ha inclinato il profilo e contemporaneamente da Roma è partita l'era dell'autosufficienza. Qui a Napoli alcuni hanno pensato di assumere tale principio per avviare una lotta interna al Partito Democratico. Così facendo non si sono accorti che stavano segando il ramo su cui erano seduti. Sabato e domenica quel ramo si è spezzato ed il tonfo è stato poderoso. Ma la città di Napoli ha retto perché si è avuto la saggezza di saper dissentire. Di non seguire le sirene catastrofiste e curare l'alleanza. Nel contempo si è avuta la percezione che qualcosa andava cambiato e lo si è fatto aprendosi alla società. Ora si tratta di ripartire da qui. Mettere insieme i cocci e riformare una rinnovata coalizione di centro sinistra avviando anche un ricambio di generazione che ricrei l'entusiasmo per l'apertura di un nuovo ciclo politico.
Le Regionali del prossimo anno sono un primo banco di prova. Mettiamoci al lavoro sin da subito perché la partita non è ancora persa. Tre direttive: coalizione ampia, Programma di governo condiviso, partecipazione democratica dal basso. Il PD si concentri su questo, la ricreazione è finita.
La seconda riflessione è che a Napoli ed in provincia la sinistra riformatrice c'è. Viva e vegeta. Sinistra e Libertà raccoglie 58.000 voti alle provinciali che sono gli stessi che ha raccolto anche alle Europee. Elegge due consiglieri in un quadro di sconfitta pesante che poteva travolgerla. Certo c'è ancora molto da fare. Ma per una forza nata un mese fa, senza mezzi e risorse, con molti gufi scettici era difficile fare di più. La sinistra riformatrice ha un senso se si allea con il PD e si pone come rappresentanza del mondo del lavoro, del mezzogiorno, dei diritti, dell'ambiente, della pace e della cooperazione tra i popoli nell'ambito di una coalizione ampia. In alternativa le resta uno spazio residuale e testimoniale come dimostra la deludente prestazione di Sodano alle provinciali che ha perso voti rispetto alle europee e solo per 200 voti è riuscita a strappare il seggio a Santa Maria La Nova. La montagna ha partorito un piccolo topolino in quel caso. Ma ora la sinistra ha bisogno anche qui a Napoli di non fermarsi e proseguire il suo cammino. Avviare da subito un Cantiere aperto che parla a tutti i pezzi di questa sinistra sconfitta, affinché si possa dar vita in poco tempo al grande partito della Sinistra italiana del XXI secolo che si ponga come primo obiettivo di riportare i progressisti nel prossimo parlamento italiano. Si tratta, come ci eravamo prefissi, di non disperdere la proposta politica che risultò sconfitta a Chianciano e che era l'unica in grado di evitare ciò che è accaduto per le elezioni Europee, 2.000.000 di uomini e donne della sinistra oggi non hanno una rappresentanza al Parlamento Europeo.
Andrea Di Martino
Sinistra e Liberà - Napoli
Napoli, 09.04.2009 - La notizia che l'accordo tra Fiat e Crhysler passa per l'interesse degli americani sui prodotti della ricerca di Elasis, come il motore multiair, è due volte una buona notizia.
In primo luogo perché conferma che da questa crisi si esce con gli investimenti sulla ricerca. Quindi Fiat prenda atto ed investa sugli stabilimenti Campani e sui centri di ricerca.
La seconda buona notizia è che la Campania è la sede di uno snodo importante per la innovazione di prodotto. Tecnici e ricercatori del mezzogiorno che produce, hanno ideato il motore che a basso impatto energetico è l'investimento strategico per il futuro. Obama negli States ha varato un piano per produrre motori a basse emissioni ambientali che sono la condizione per l'intervento pubblico. Noi in Italia ed in particolare nel Sud, questo motore lo abbiamo ideato con le nostre competenze, ed oggi siamo all'avanguardia. Il governo inverti la sua politica e investa sui grandi centri di ricerca del Mezzogiorno, evitando di continuare a depredare le risorse dalle nostre terre.
Andrea Di Martino
Sinistra e Libertà- Napoli
Diecimila voti alle primarie. Un risultato inaspettato quello della Sinistra e Libertà in provincia di Napoli. In pochi giorni, con scarsi mezzi e armati solo di tanto entusiasmo uomini e donne come tanti comici e spaventati guerrieri si sono messi in cammino. Hanno sfidato il gigante dai piedi di argilla e ne hanno incrinato le fondamenta. E' stato un lento e paziente lavoro di tessitura. Quartiere per quartiere, città per città, luogo di lavoro per luogo di lavoro. Hanno costruito relazioni, partecipato ad assemblee, lavorato come forsennati per far fronte alla macchina organizzativa del PD, e domenica notte i risultati hanno gioiosamente fatto irruzione nel nostro presente, segnando una possibilità per il nostro futuro. Salvatore Vozza, il candidato di Sinistra e libertà alle primarie, per la scelta del candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni provinciali a Napoli, è risultato primo in grandi realtà. Nelle città del lavoro: Castellammare, Torre del Greco e Torre Annunziata. Primo a Sorrento, Quarto, Caivano, Casoria. Primo in tanti quartieri popolari a Napoli da Scampia a Stella, Bagnoli, nel Centro storico. Il risultato finale è stato sorprendente: secondo con il 23%, conquistando voti ovunque, in tutte le città della provincia, anche lì dove non vi erano insediamenti precedenti. La sinistra ha parlato alla società parlando ai soggetti colpiti dalla crisi ed offrendo un progetto efficace e realizzabile. Ha costruito ambiziosamente la possibilità di sognare un futuro diverso per Napoli e la sua provincia. Ha offerto a uomini e donne la possibilità di contrastare l'ascesa di Cesaro al governo dell'ente di piazza Matteotti. Ora bisogna costruire dal basso una lista forte e radicata per le elezioni di giugno. Una lista in grado di rappresentare le donne e gli uomini di Napoli che non vogliono arrendersi all'irruzione di Gomorra nel futuro della nostra quotidianità.
Andrea Di Martino
La manifestazione con Vendola venerdì sera è stata straordinaria. La sala era stracolma, come nessuno di noi immaginava. Uomini e donne, mai visti prima alle nostre vecchie iniziative. C’era entusiasmo in sala. Attesa, speranza, passione. Avevamo tutti lavorato molto alla sua riuscita, con una inedita coralità che ha riaffermato un collettivo. Ma non eravamo più noi stessi. O meglio non eravamo ciò che fummo, tutti volevamo essere ciò che sarà, la Sinistra del XXI secolo. Un nuovo camminamento, un nuovo scoprimento, curioso, libero ed intraprendente. Lo hanno chiesto Alessandra, Maria Chiara, Francesca, Camilla. Lo hanno chiesto i giovani lavoratori della Fiat presenti in sala. Lo hanno chiesto tutti, in quelle due ore di ascolto appassionato dell’intervento di Nichi. Che ha tracciato un percorso. Sta ora a tutti noi riempirlo di iniziative, costruzioni, relazioni e reti. Innanzi ai mali, ai drammi del presente abbiamo voglia di innestare il principio speranza. Io amo, io sogno, io non ho paura erano i pensieri che emettevano quei tanti occhi appassionati ed umidi che abbiamo incrociato. Abbiamo piantato un nuovo seme, un seme di unità e speranza. Ora bisogna curarlo ogni giorno, annaffiarlo, proteggerlo, aiutarne la crescita. Farlo con l’altruismo che tutti e tutte hanno mostrato in questi mesi. La generosità di chi ha lasciato le vecchie case affrontando l’ignoto. La forza di chi ha investito sulla sinistra evitando tatticismi. La fiducia di chi per la prima volta ieri si è avvicinato ad un luogo politico. Mescoliamo ora queste energie per moltiplicarle all’infinito. Contattiamo ancora chi non c’era. Cerchiamo le risposte alle domande che sono emerse. Costruiamo la Sinistra, non per noi stessi, ma per chi oggi nella società ne ha un bisogno vitale.
Andrea Di Martino
Raggiungerlo è arduo. L'arrivo appaga il lungo cammino. Ci si trova come d'incanto immersi in un antico borgo medievale. Sui versanti dell'alta Irpinia che circondano la valle del Calore. La Valle che è divenuta la gran madre delle genti Irpine. Donando grandi vigne e generosi prodotti. Il borgo si articola circolarmente intorno ad un'antica rocca da cui il paesino mutua il nome: Rocca San Felice. Il Panorama è stupendo, la valle e i colli di Castelfranci, Partenopoli, Taurasi, Nusco, Montemarano. E i tuoi sensi vanno con un balzo a quei grandi vini. Ti sembra di scorgere il lavoro dei vigneron, mentre ti inerpichi tra stradine, scalette, viottoli tutti in viva pietra e sei circondato da casette fatte della medesima materia. Comprendi così che sei nel posto giusto, che ripaga la fatica del viaggio e il sacrificio di non aver fatto sosta a Nusco. Il ristorante è situato sotto la rocca, in una delle tante casine di pietra che si sviluppano su più livelli. All'ingresso, l'ambiente, gli odori gli oggetti, le bottiglie ed i prodotti che ti circondano predispongono positivamente al prosieguo. I patron son giovani, bravi, simpatici e capaci. Ti accolgono offrendoti posto su tavoli ampi e riservati in una bella sala dalle cui finestre si può poggiare lo sguardo sulla generosa valle. Un piccolo aperitivo per rilassare le membra con un Greco di Pietradefusi: Il “Santhé” 2007 delle cantine Petrillo, accompagna una calda ed equilibrata zuppa di cipolle con crostini ed uovo. Così si segna anche il prossimo futuro, la cucina che affonda le proprie radici in questa terra e nella sapienza delle madri contadine di questo antico borgo. Che come unico pesce utilizzavano quel baccalà qui servito in zeppola ed in bassa cottura accompagnato dalla crema di patate in cui affonda la pelle croccante dell'ittico navigante. Non ti resta che lasciarti accompagnare così con un aglianico “strano” prodotto in una annata complicata, il 2004, ma da cui Luigi Tecce ha tratto un Satyricon particolare e piacevole. E arrivi così alla millefoglie di maialino con salsa di broccoletti e rapa bianca. Segue la rapsodia di primi uniti dal broccolo rapa. I Tagliolini buoni ed intriganti, il raviolo verde con un cuore di nebulosa ricotta e la lasagnetta con broccoli e salsiccia che più tradizionale non si può. Il secondo è uno stracotto di manzo alle castagne, della vicina Montella. E termini con un piccolo assaggio di carmasciano in due stagionature differenti e se pensi di non farcela devi necessariamente conservare lo spazio per un intrigante dessert. E' oramai notte, il vento si inerpica sulla storica rocca, chiedi il conto e ti accorgi che i 40 euro che ti son chiesti per quest'emozione ai tempi della crisi sono musica celestiale che ti farà compagnia nel viaggio di ritorno.
Ristorante museo
La Ripa
Borgo medievale Rocca San Feclice (Av)
Tel. 0827 215023
“Rifondazione fece bene a non stare nel movimento a Pianura”
Facemmo bene a decidere di non attraversare il movimento contro la discarica di Pianura. Gli inquietanti fatti che emergono in quest'indagine ci danno oggi ragione. Fu quella una decisione dolorosa che pagammo ed abbiamo pagato ad un caro prezzo. Difficili discussioni interne che portarono anche all'abbandono del partito di Fabio Tirelli il presidente di quella municipalità passato con il PD. Ma pur ribadendo il nostro no alla discarica di Pianura, mi resi subito conto che quel movimento non era attraversabile dagli uomini e dalle donne della Sinsitra. Mi recai in contrada Pisani il 30 dicembre e quello che si preparava non mi piacque. Vidi una piazza governata da elementi anomali e decisi di proporre, all'organismo dirigente del mio partito, la difficile scelta di stare lontani da quel movimentio. Ribadimmo il nostro No e lavorammo in un rapporto unicamente istituzionale, affinché Pianura fosse fatta salva da quella scellerata scelta. Per me la lotta alla camorra e la salvaguardia di un progetto di trasformazione della società in senso più giusto ed egalitario, sono precondizioni indispensabili dell'agire politico. Non voglio scendere nel merito delle inchieste della magistratura, che debbono fare il loro corso, e mi auguro che l'assessore Nugnes possa dimostrare la propria estraneità ai fatti. Penso che Pianura sia stata l'avvio di una nuova strategia della Camorra sui nostri territori. Il proporsi come regolatore sociale in una fase attraversata da angoscie e paure. A quelli sono seguiti gli episodi di Ponticelli, gli omicidi di Casal di Principe e Torre Annunziata sino alla tremenda strage di Castelvolturno. Questi saranno sempre i mali contro i quali una moderna sinistra dovrà battersi e essa mai dovrà trovarsi in condizioni di promiscuità rispetto a questi fenomeni. Così come penso sia la conferma del silenzio a cui oramai sono stati relegati i simboli, il fatto che ieri a Pianura le magliette con falce e martello e quelle con la testa del duce si mescolavano per protestare contro gli arresti.
Andrea Di Martino
“Clandestini, stato di emergenza” è il titolo, di oggi, dei tre principali quotidiani. La dichiarazione dello stato di emergenza per il problema migranti proclamato dal governo è la cifra più drammatica del baratro politico-culturale in cui è caduta la società italiana al tempo del governo delle destre. La realtà delle cose si può narrare in tanti modi, ma lo scontro oggi è tra una destra concreta, che governa, opera, fa egemonia, cambia l'alfabeto dei valori e una sinistra debole, sconfitta, astratta. Se resta così non c'è partita. Il mix di paura, senso di insicurezza, precarietà, impossibilità di soddisfare bisogni primari, materiali, liquefazione della società è una tendenza reale, non inventata.
Alla destra basta limitarsi alla rappresentanza netta di questo scenario. La sinistra deve cambiare la scena, intervenire alla radice sulla condizione sociale di massa. Il problema non è solo radicarsi nel territorio, ma cambiare il territorio. E' per questo che una forza politica che si arrende al ruolo testimoniale tradisce la sua stessa ragion d'essere e il motivo di una militanza che non può che essere al servizio del processo di liberazione degli oppressi.
Limitandoci semplicemente a interpretare e rappresentare la domanda che irrompe dalle periferie delle grandi metropoli occidentali, non potremmo che accodarci alle richieste di maggior sicurezza che da lì provengono o peggio ancora raccogliere anche noi la nostra molotov ed appiccare l'incendio al campo rom di Ponticelli, unendoci alle bande che lì operano sotto la regia della camorra locale. E' questa la riflessione che vorrei proporre ai compagni e alle compagne della prima mozione che hanno scelto di stare in piazza Navona sulle parole d'ordine di Di Pietro. Una visione del mondo giustizialista espone, più che il gruppo dirigente nazionale, dotato di una cultura politica adeguata ad entrare ed uscire immune da una piazza, il corpo largo del partito e i suoi avamposti al rischio di una lettura non sufficiente delle contraddizioni che animano la guerra peggiore di tutte: quella che contrappone i penultimi agli ultimi. Fare società con la politica è quindi inevitalbimente orientamento dei processi e non subalternità supina agli stessi.
Per affrontare un'impresa di tale portata dobbiamo lavorare su noi stessi ed andare oltre noi stessi. Da soli non possiamo farcela. Bisogna qui ed ora e non domani avviare la ricerca concreta verso un nuovo soggetto politico di donne e di uomini, non solo nel nudo dato quantitativo, ma anche in una modalità altra con cui esercitare il potere. All'esercizio maschile della forza noi dobbiamo sostituire, mutuandola dal movimento delle donne, la pratica della persuasione attraverso l'autorevolezza. Tanto più questo discorso vale nel Mezzogiorno d'Italia dove la prepotenza violenta di sopraffazione agita dalle mafie e dalla camorra impongono l'urgenza di un modello alternativo da contrapporre. Ripartire dal sud significa affrontare il luogo dove più drammaticamente rischiano di esplodere le contraddizioni delle politiche economiche colbertiane operate dal ministro Tremonti. Il Mezzogiorno oggi mantiene quasi del tutto intatto il portato storico politico e sociale di una mai risolta questione meridionale di gramsciana derivazione. Anzi le politiche del governo delle destre rischiano di aumentare il divario impedendo alla sinistra di sviluppare un progetto complessivo di trasformazione di una società che cammina sempre più a due velocità. L'attacco inedito e barbarico fatto da Bossi ai professori del Sud è la cifra più visibile di quanto si vuole lavorare su questo divario, che rischia di essere regressivo e reazionario, affermando un'idea di cultura pura del Nord contro una presunta sottocultura del Sud, che al contrario si nutre di radici antiche e meticce, per marcare il divario non solo nella materialità.
Impedire lo spezzarsi drammatico del paese è il compito principale di un'opposizione di sinistra alle politiche neoliberiste della coppia Berlusconi-Tremonti. Per fare questo occorre ricostruire il campo largo della sinistra, incarnandola su un processo democratico dal basso, che facendo tesoro degli errori commessi faccia incontrare uomini, donne, forze politiche, associazioni, affinchè si possa determinare la massa critica indispensabile alla trasformazione di questo gelido presente. La ricostruzione della sinistra deve necessariamente fondarsi sul suo popolo. Sulla sua partecipazione diretta al processo di trasformazione e al suo coinvolgimento nelle decisioni e nelle scelte. Non è con un partito di soli militanti che si risale la china. Non è con la riproposizione della delega ad un gruppo dirigente ristretto che coinvolgi chi ritiene il partito politico un luogo respingente. Riprendere oggi la riflessione sulla crisi del partito politico diviene un punto non rinviabile.
Durante questo congresso 40.000 uomini e donne hanno voluto segnalare la loro disponibilità a partecipare al processo di rilancio del partito della Rifondazione comunista all'interno del quadro più ampio della sinistra politica in Italia. Sulla costruzione democratica delle scelte è bene compiere una riflessione. Il tema della democrazia dovrebbe impegnare più noi stessi e il nostro dibattito. C'è chi autorevolmente sostiene essere stata la democrazia a determinare la sconfitta del movimento operaio. Lo è stata forse più del capitalismo con cui esso si è confrontato alla pari. Il movimento operaio non è riuscito piuttosto ad elaborare una sua idea di democrazia autonoma, ma non potendo essere altro che democratico da quel confronto è uscito sconfitto. Se il capitalismo comporta una degenerazione del processo democratico producendo una società in cui l'uguaglianza diventa una chimera, la sinistra deve trovare una strada completamente alternativa. Questo è il tracciato su cui ricercare. Il trauma del fallimento del 900 ci rode ancora la coscienza e con esso dobbiamo fare i conti. Sono conti che hanno bisogno di un pensiero lungo, di una riscrittura di noi stessi e di un proseguimento delle innovazioni di cultura politica che abbiamo prodotto in questi anni. Costruire l'unità fondandola su questa grande ambizione può divenire la speranza con cui riempire le bisacce che ci accompagneranno nel pezzo di viaggio comune ancora da compiere per cambiare questa società.
Questa è la mia relazione al VII Congresso di rifondazione comunista di Napoli dove sono stato rieletto segretario della federazione. Per chi ha un pò di tempo :-). Baol
La sconfitta è stata sonora e noi rischiamo di riprodurre noi stessi. I nostri vizi antichi, i nostri difetti di un dibattito tra sordi. Avremmo dovuto interrogarci con sincerità, spogliandoci delle nostre certezze e camminanre nudi verso il futuro. Ma tutto questo non è stato e non è. Allora non ci resta che tentare di fare il nostro meglio, qui ed ora. In questo grigio dibattito che si sta sviluppando per invettive più che per confronto.
I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno prodotto la sconfitta di tutta la Sinistra Italiana.
Tale esito si è determinato nel consolidamento del più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana.
In questo quadro, la sinistra arcobaleno ha raggranellato un misero 3% ed il peso di Rifondazione in questo risultato non può essere un dato che si da per assunto, sulla base di un borioso pregiudizio di autosufficienza. E' pericoloso e devastante inseguire certezze. C'è un elemento da cui non si può sfuggire, senza uno spazio politico per la sinistra non può esservi uno spazio per la rifondazione. Questo spazio oggi è stretto, molto stretto. Non è solo il dato elettorale che ci consegna a questa drammatica constatazione, è la dura realtà di questi giorni che ci inchioda ad una profonda riflessione su noi stessi. I roghi di Ponticelli sono spaventosi, per il ritorno delle scene dell'esodo ma anche per il consenso sociale da cui sono accompagnati.
Nel sud siamo difronte al tentativo di costruzione di un blocco sociale d'ordine devastante. La camorra e le mafie rischiano di divenire i regolatori dei conflitti che si aprono in questa parte martoriata del paese.
Le politiche economiche del governo accentuano la frantumazione del mondo del lavoro.
I primi decreti approvati vanno nel segno delle restrizioni delle libertà.
I raid del Pigneto ci interrogano direttamente.
Innanzi a questo quadro bisognerebbe dismettere la litania sul ritorno a fabbriche, a territori e a piazze. Non siamo più in quei luoghi, non per scelta. Non vi siamo perché essi nel frattempo sono radicalmente mutati e i nostri strumenti non erano più adeguati alle domande che ci ponevano. Allora sarebbe inutile ritornare così ingenuamente, ne saremmo riespulsi accompagnati da una risata. Bisogna assumere su di noi la missione dell'andare. Andare in modo nuovo, con idee nuove verso quegli stessi luoghi e saper contemporaneamente interpretare le moderne istanze di liberazione che si levano dagli odierni oppressi.
Siamo in grado di farlo, non so. Il dibattito non aiuta, forse perché non siamo altro che un piccolo partito sconfitto, diviso per correnti e non abbiamo il coraggio di confessarlo a noi stessi.
Serve uno slancio, uscire fuori dalle logiche del parlarci addosso per partito preso e ricercare.
Per porci un obiettivo di fondo: cambiare. Cambiare noi stessi per trasformare questo freddo presente. Cambiare un modo d'agire che replica riti antichi. Che innanzi alle difficoltà si chiude nelle poche misere certezze. Che si incammina alla ricerca di un capro espiatorio quando è devastato dai propri limiti ed errori. Una organizzazione in cui chi è stato o è nelle istituzioni (e quanto peso esse assumono nella crisi odierna!) ricerca le colpe nell'assenza di partito. Pensando di eludere così il tema della necessaria ricerca sulla crisi della forma partito. E' coinvolgente oggi quel partito con la P maiuscola che tanto viene invocato? Parla a questa società devastata, accende passioni? Avrei voluto discutere di questo senza ascoltare lezioni e contumelie. Mi auguro che un giorno si possa aprire questa discussione. Oggi è il momento di tenere viva una speranza. Per questo motivo ho sottoscritto e voterò per Vendola. Perché è un'opzione politica senza certezze, curiosa di indagare e comprendere. Quello spirito che ritrovai nel documento di Venezia che mi ha fatto aderire a questo partito. La “nonviolenza” come critica radicale al potere. La dismissione della boria di partito verso una ricerca di un rapporto di pari dignità con i movimenti. La democrazia radicale come pilastro del nostro agire politico. Quanta rabbia ho provato vedendo i nostri elettori che votavano alle primarie del PD. Avevamo colto quella voglia partecipativa e non avevamo saputo coltivarla. Uomini e donne si allontanavano da noi alla rincorsa di una suggestione democratica. Quell'abbandono è divenuto poi definitivo al momento del voto alle politiche. Ora su ciò che dovremmo fare, su quale soggetto politico costruire, valga un antico e semplice principio :”una testa un voto”. O è così o saranno poche oligarchie a decidere. Le oligarchie sono peggio di tanto altro e sono anche repellenti. Per il resto che vinca Vendola, ma poi c'è tanto da fare e io mi auguro che possiamo essere in tanti e tante a tentare. Non per noi, per i nostri miseri ed individuali destini, ma per un mondo dove un bambino piangente sulla spalla di sua madre non sia più spinto su un carretto con su scritto: “ferro vecchio.”
Andrea Di Martino
segretario provinciale PRC - Napoli